Mexico: l’esercito U.S.A. contro la marea nera

Sembra essere l’ultima speranza; un muro di disperazione fatto da uomini, mezzi e azioni militari che tenterà di arginare, per quanto possibile la marea nera di petrolio che sta fuoriuscendo dal 22 Aprile dopo l’esplosione della piattaforma petrolifera BP Deepwater Horizon. La  traduzione letterale? Orizzonte dell’acqua profonda; anche se l’espressione in sé potrebbe voler indicare la possibilità di vedere fondali puliti anche dove le acque sono più profonde. Davvero uno scherzo del destino, l’unica cosa che si vede è il colore nero, che avanza inesorabile, verso le coste della Louisiana, dove potrebbe tristemente approdare già venerdì, addirittura in anticipo sui tempi previsti.

Nessun robot tra quelli messi in campo è stato in grado di contrastare in modo efficace questa marcia della morte ( perc innumerevoli animali e piante).  Per giunta nella sembra essere venuta alla luce una terza falla, oltre alle due già conosciute, anche se forse, quasi paradossalmente, il petrolio in uscita è in quantità talmente alta che la suddetta falla non riuscirebbe a far aumentare questa stessa quantità. Sarebbe quindi da considerarsi ininfluente. “Abbiamo trovato una nuova falla, che si aggiunge alle due già esistenti. Ma noi pensiamo che il volume di petrolio che fuoriesce in mare resti invariato” ha detto Michael Abdenhoff, portavoce delle British Petroleum. Il “buco nero”, si troverebbe a poco più di 1,5 km di profondità.

Si sta profilando, purtroppo, una catastrofe ecologica di dimensioni inimmaginabili, forse la peggiore mai vista nella storia del genere umano. Barack Obama ha proclamato lo stato di emergenza nazionale e ha messo in campo l’esercito. Una delle tecniche che potrebbe essere usata su larga scala è quella degli  “incendi selettivi” ; in sostanza il progetto sarebbe quello di bruciare la marea nera appiccando il fuoco nei punti giusti. Altissime fiamme che sgorgano dall’acqua, uno scenario da film di fantascienza, magari lo fosse davvero.

Un po’ di numeri : 74mila chilometri quadrati, una circonferenza di 970 chilometri (2 volte il Belgio) “spiegano” le dimensioni del mostro fatto di petrolio. 50 anni per  tornare alla normalità invece, fanno comprendere esattamente,cosa sta per succedere, o forse cosa è già successo. Le operazioni incendiarie, tra l’altro già sperimentate con successo, hanno però bisogno di condizioni climatiche favorevoli, impossibile metterle in pratica se c’e vento, ad esempio. Anche il Governatore delle Louisiana si appella a tutto l’aiuto possibile, allo scopo di arginare i danni ambientali e quelli ai cittadini, ma,almeno per ora, la lotta sembra impari, la marea infatti continua ad espandersi e ad accelerare il suo oscuro e mortale passo.

A.S.