Niger: le miniere di uranio distruggono l’ambiente, Greenpeace denuncia Areva

Ad Akokan, in Niger, c’è uno dei massimi giacimenti di uranio del mondo. Le strutture che l’uomo ha creato per trattare quest’elemento fondamentale stanno però distruggendo l’ambiente. I naturalisti e gli esperti affermano che non conviene respirare a pieni polmoni l’aria (ormai contaminata del tutto) ed è meglio evitare di bere acqua (tutt’altro che potabile). Akokan è ormai definita “una città tossica” avvelenata dall’azione artificiosa dell’uomo.

Le miniere sono gestite da Areva, la multinazionale già accusata da tutte le ong e dalle associazioni ambientaliste di sfruttare l’ambiente infischiandosene delle conseguenze. Secondo Greenpeace l’azienda non ha mantenuto le promesse di bonifica del territorio inquinando in maniera smodata. La zona interessata è molta vasta. Si parla di 50 chilometri a nordest della capitale Niamey. Ben 80 mila persone vivono esposte a forti dosi di radioattività. Dovuta in gran parte alle modalità dell’estrazione dell’uranio, minerale necessario come combustibile per la produzione di energia nucleare ed impiegato grezzo nella costruzione di armi atomiche.

Le miniere inoltre influiscono anche molto sulla popolazione locale. Ad esempio incidono sul consumo d’acqua. Le centrali per funzionare hanno bisogno di una quantità enorme di acqua assorbendo le già esigue risorse idriche del Niger. Una delle denunce riguarda la sopravvivenza dei Tuareg, dei Kounta e dei Fula, così come quella di altre popolazioni nomadi che vivono di pastorizia che rischiano la scomparsa dopo secoli di vita.

Ma il governo del Niger non vuole sentir ragioni. Nonostante sia uno dei paesi più poveri del mondo e addirittura all’ultimo posto nella classifica per lo Human Development Index ritiene che Areva sia una risorsa irrinunciabile. Il più importante partner commerciale e la più grande fonte occupazionale dello stato africano, dal quale ricava oltre la metà della sua produzione di uranio. Il tutto vale di più che preservare la salute dei propri cittadini. Una vergogna intollerabile ma accettata dall’economia mondiale.

Alessandro Frau