Quei prematuri lasciati morire dopo gli aborti

Il caso del neonato prematuro sopravvissuto per due giorni ad un aborto effettuato a 22 settimane di gravidanza per malformazione, all’ospedale “Nicola Giannettasio” di Rossano Calabro, ha suscitato molto clamore e indotto nuovamente una riflessione su vari aspetti legati all’applicazione della legge 194. Bisogna partire dal presupposto che non sia un evento eccezionale, infatti può capitare, se l’aborto viene oltre metà del periodo di gestazione.

Nella giornata di domani sarà eseguita, a Bari, l’autopsia sul feto. L’incarico per l’esecuzione dell’esame autoptico è stato affidato dal Procuratore capo di Rossano Leonardo Leone De Castris al professor Francesco Introna , titolare della cattedra di Anatomia Patologica dell’Università barese noto alle cronache degli ultimi tempi per il caso di Elisa Claps, ed alla dottoressa Lucrezia De Cosmo. I medici ed infermieri coinvolti sono stati accusati di omicidio volontario.

Il professor Giuseppe Noia, responsabile del Centro di diagnosi e terapia fetale del Policlinico Gemelli di Roma, afferma che questo purtroppo non è un caso isolato: «Purtroppo non è un caso isolato, ho sentito molte altre volte che i feti non vengono praticamente assistiti, non rispettando la stessa legge che impone la rianimazione quando mostrano segni di vitalità. Ma questo triste episodio offre lo spunto per fare alcune importanti considerazioni. L’enorme progresso scientifico e tecnologico degli ultimi decenni ha cambiato totalmente lo scenario della medicina perinatale. Più del 10% dei piccoli nati a sole 22 settimane di gestazione riesce a sopravvivere. E per quelli che sono definiti neonati di “incerta vitalità”, cioè con un’età gestazionale compresa fra le 22 e 25 settimane, la sopravvivenza può arrivare fino all’80% via via che le settimane aumentano. La legge 194 non tiene conto di questa evoluzione perché all’epoca si pensava che un bambino sotto le 25 settimane non avesse alcuna possibilità di sopravvivere dopo la nascita. Allora, per aggirare l’ostacolo, si adottano altre soluzioni»

Federica Di Matteo