Una riflessione intellettuale sui tre mestieri più discussi in Italia

Tre categorie che interagiscono tra loro. Tre categorie che si scontrano e si offendono, si aiutano e patteggiano, si limitano e ribellano. Tre mestieri indissolubilmente legati l’uno all’altro. I politici si nascondono ai magistrati mentre i giornalisti stanno appostati per lo scoop. I magistrati vengono insultati dai politici che cercano di limitarne le armi giudiziarie. I giornalisti ci regalano verità parziali in base ai legami che hanno stretto con i politici.

Eppure vi è una qualità che intride tutte queste entità sociali. La libertà. Totale o limitata. I politici si muovono verso la libertà anarchica. Poter fare tutto, ogni qualvolta si vuole, senza ostacoli legislativi e senza pettegolezzi spiattellati in piazza. Stare al di sopra di ogni ragionevole guerra. Truffare. Raggirare. Incamerare quattrini.

Tutto per il bene del paese e del popolo italiano. Naturalmente. I magistrati cercano di conservare quel minimo di libertà che ancora gli è concessa (dai politici). Si scervellano per far funzionare una giustizia che in Italia è tutto tranne che “giusta”. Leggi ad personam, immunità varie, legittimi impedimenti, prescrizioni, modifiche costituzionali. Una guerra combattuta con archi e frecce contro un parlamento dotato di lanciafiamme insomma.

I giornalisti sono l’esempio lampante di poliedricità lavorativa. Farebbero una bella figura in un documentario di Quark. Già immagino la voce narrante: “Ne esistono di diverse specie. Hanno una grande capacità di adattamento. Spesso sono succubi a un ordine gerarchico insediato dall’alto. Scrivono libri e vanno in televisione. Sono maestri di scrittura e d’insulto. Sono sempre pronti a siglare patti e compromessi con il maschio dominante. Quelli autentici sono in via d’estinzione e la loro eccentricità li spinge fuori dalla società stessa.”

Tre razze strane. Le prime due corrono sullo stesso binario (anche la politica nonostante la sua esistenza partitica difende la sua “classe” e i suoi benefici) mentre la terza è spaccata per la sua dipendenza dai vertici che gli forniscono lo stipendio, mostrandosi variegata e spesso senza serietà. Senza contare poi i matrimoni misti che coinvolgono queste categorie. Politica e giustizia (basti pensare a Di Pietro, De Magistris, Bongiorno, Ghedini….) o politica e giornalismo (Marrazzo, Vulpio, Pionati…). Un minestrone eccellente di furbi e mestieranti approfittatori che mirano solo ad accaparrarsi potere, che solitamente è detenuto dalla politica stessa.

Tre classi che stravolgono l’Italia. Tre “caste” sociali immerse nelle beghe più disgustose e che riversano la loro frustrazione nel semplice cittadino. Insultato, mortificato, preso per i fondelli. Queste sono le tre “entità” che governano l’Italia e che la frenano nel suo divenire. Per questo non stupiamoci più se l’italiano medio perde ore a guardare il Grande Fratello in televisione, rimane abbagliato da film come Avatar o insegue sogni fantascientifici e paranormali. La realtà sociale regala raccapriccio e nausea. Meglio l’irrealtà paradossale della fantasia e dell’estremo esistenziale.

Alessandro Frau