Beckett e il teatro dell’assurdo: ancora oggi stiamo aspettando Godot.

Aspettando Godot. En attendent Godot. Waiting for Godot. Non importa in che lingua lo si pronunci. Tutti aspettano Godot. Sapendo perfettamente che Godot non arriverà mai. Godot non lo conosce neanche il suo autore, Samuel Beckett, che lo rivelò in una bellissima intervista: “Se lo sapessi, l’avrei detto nel dramma”. Però lo si deve inevitabilmente aspettare e vivere un’esistenza di riempimento. In attesa del suo arrivo.

Estragone. E adesso che facciamo?
Vladimiro. Non lo so.
Estragone. Perché?
Vladimiro. Aspettiamo Godot.
Estragone. Già, è vero.

L’umanità aspetta Godot vivendo ritmicamente un’esistenza smemorata e volta a ripetersi ciclicamente. Un’assurdita illogica. Tutto cambia e tutto resta uguale. Non c’è coscienza del passaggio tra giorno e notte. I protagonisti cambiano ma portano lo stesso smunto vestito misconosciuto. Un assurdo che vive sul filo del consapevole, rincorrendolo ma senza acchiapparlo mai. Uno spoglio palcoscenico che nasconde la vacuità dell’esistenza e del tempo trascorso sulla Terra.

Un testo fatto di dialoghi inconcludenti che mostrano l’artificio della lingua e dei suoi molteplici sproloqui. Un’opera intrisa di silenzi coperti da un nugolo di parole senza peso. L’evidente esaurirsi del linguaggio e della sua funzionalità. La necessità di vivere combattendo il tempo che si è seduto a fianco della noia. Una vita nonsense, senza forma e senza significato. Come dice Pozzo (pesonaggio dell’opera): “Nasciamo in una culla che si trova sopra una bara”. Eliminazione della coordinata temporale che scompare insieme a quella spaziale. Passiamo dalla nascita alla morte in un piccolissimo attimo.

Niente valori. Niente punti di riferimento. Una vita dentro l’assurdo. Un assurdo che comodamente spiega quello che non può essere compreso secondo parametri noti. Una sconfitta. Risolvibile secondo Camus solo con il “suicidio”, che libera dell’assurdo perché lo uccide insieme all’uomo. Assurdo perché razionalmente e logicamente non spiegabile. Assurdo come “definizione di comodo”.

Ma allora come si risolve questa esistenza vissuta sul bilico dell’assurdo? Neanche Beckett saprebbe rispondere. Forse Godot. Dunque non resta che aspettarlo.

Alessandro Frau