Cinema: l’addio a Furio Scarpelli

Furio Scarpelli

Ogni mercoledì sera nelle due sale riservate del ristorante da Otello alla Concordia, a due passi da Piazza di Spagna, Furio Scarpelli si riuniva con amici e conoscenti per quelli che erano ormai da anni degli incontri divenuti rituali. Purtroppo d’ora in poi ci sarà un posto vuoto attorno a quei tavoli, perché il celebre sceneggiatore romano è venuto a mancare qualche giorno fa, all’età di 90 anni. C’era stato fino all’ultimo a questi incontri, senza mai saltarne uno. Era un’abitudine che veniva dal Dopoguerra, quando da Otello si ospitavano e sfamavano  pittori, scrittori, artisti e bohemiens di quartiere, con menù alla portata anche delle tasche più alleggerite.

“L’ultima volta – dice infatti Mario Monicelli – ci siamo visti da Otello, la vecchia trattoria nel centro di Roma, dove si era presa l’abitudine di incontrarci il mercoledì sera, insieme a tanti altri amici del nostro cinema, e dove ci eravamo conosciuti negli Anni ‘40“. Durante questi mercoledì sera quello che Monicelli chiamava il “timido Furio” si infervorava parlando di film e di quel “cinemismo” che proprio non sopportava, cioè il cinema “di quelli che pensano solo all’immagine dimenticando l’importanza dei contenuti”. Queste cene, sempre stando a quanto racconta il regista de La Grande Guerra, erano anche “un modo per contarci, tra noi sopravvissuti, anno dopo anno, sempre meno numerosi, ma in fondo con la stessa voglia di vivere e la stessa curiosità per il mondo che cambia”. Dino Risi, infatti, come racconta Fabrizio Corallo che ha curato un documentario a lui dedicato, “aveva smesso di andarci perchè, diceva, “sennò facciamo il totofinish”. Scarpelli, invece, non aveva mai desistito e continuava a partecipare con assiduità a queste storiche cene.

“Un gran signore – ricorda Carlo Verdone -, dotato di una gran cultura non solo letteraria, ma anche musicale. Uno che aveva letto i classici russi da Cechov a Gogol e anche i francesi come Maupassant, tutti autori a cui non ha mai nascosto di aver attinto”. Paolo Virzì ricorda invece Scarpelli come “una persona meravigliosa, un maestro sì, ma di antiretorica e umanità. I suoi occhi curiosi, sempre spiritosi e compassionevoli, guardavano le persone e le penetravano, canzonandole e coccolandole, col suo affetto e la sua ironica dolcezza da romanziere immenso”.

Questi occhi sono caduti più e più volte su Stefania Sandrelli, alla quale lo sceneggiatore ha affidato non pochi personaggi. “E’ stato sceneggiatore di almeno sette dei miei film – spiega l’attrice – ma mi piace, in questo momento, pensarlo con leggerezza. Sul set, quando arrivava lui, era magia, lasciava una scia, un profumo lieve. Io l’ho sempre visto come un angelo, leggero, come sapeva essere con il suo modo tra ironia e sentimento, curiosità e rispetto, misurato eppure istintivo”. Il prossimo mercoledì da Otello, per la prima volta Furio Scarpelli non potrà esserci, ma come grande assente sarà senz’altro una presenza che in molti difficilmente potranno dimenticare.

Andrea Camillo