La legge caccia di casa i bamboccioni

Una controversa sentenza di un tribunale di Padova, potenzialmente fautrice di giurisprudenza, ha colpito pesantemente  la “brunettiana” categoria dei bamboccioni. Chi ha più di 30 anni, è senza lavoro, o magari ne ha uno part-time e vive ancora in casa dei genitori, se denunciato da questi ultimi potrebbe dover uscire forzatamente di casa.

Esattamente in questo modo si è sviluppata la vicenda avvenuta nella cittadina veneta. Una ragazza di 38 anni, con un lavoro part-time è stata portata in causa dai propri genitori, decisi a sfrattarla dalla loro casa, a causa, soprattutto, della convivenza divenuta quasi del tutto impossibile.

La ragazza non avendo un lavoro a tempo pieno si è giustificata proprio adducendo questa motivazione. Il part-time non le permetterebbe di acquistare o prendere in affitto una casa e rendersi del tutto indipendente. C’è da crederle. Ma per la madre della donna la colpa sarebbe esclusivamente di quest’ultima, incapace di rendersi autonoma. Il Giudice ha dato ragione ai genitori, intimando alla “bambocciona” l’uscita di casa. Applicando il 342 bis del codice civile, la sentenza si è espressa nel suddetto senso, motivando la decisione con il verificarsi di fatti che pregiudicano “gravemente libertà o integrità fisico-morale di uno dei membri“.

Non è stato possibile conoscere la pesantezza degli scontri familiari tra la ragazza e i genitori,  di conseguenza emettere un giudizio di merito risulta alquanto complesso. A priori si può però ragionare in questo senso: se, da una parte, la decisione odierna potrebbe “dare la sveglia” a molti albergati nella casa di proprietà dei genitori, altre variabili fondamentali vanno comunque considerate in una seppur molto breve analisi. Un lavoro part-time, al giorno d’oggi, sicuramente non permette di vivere da soli, a volte nemmeno è sufficiente a coprire un mutuo o un affitto. E’ da dire poi, che il periodo di crisi economica generalizzata, sicuramente non aiuta il reperimento di un lavoro più remunerativo. Tutto questo senza contare i problemi pratici del trasferimento e della gestione della vita quotidiana in solitario, problemi che però ognuno prima o poi deve affrontare.

In definitiva, il fulcro della questione dovrebbe essere la volontà della ragazza di uscire di casa; la “bambocciona” 38 enne insomma lo è per scelta ( non vuole impegnarsi di più, sta bene dov’è e magari pretende di comandare), o per necessità ( non trova lavoro, nonostante lo cerchi assiduamente e quindi non ha, suo malgrado, la possibilità di uscire di casa)? Tra l’altro nella stessa regione Veneto, due ulteriori procedimenti analoghi sono ancora in corso; dovessero orientarsi entrambi  nello stesso senso, ci sarebbe, nel futuro prossimo, molto materiale di cui discutere.

A.S