M.O.: Hillary Clinton e i Paesi arabi di fronte al processo di pace

 

Nonostante gli ultimi sviluppi politici in Medio Oriente non siano incoraggianti, il Segretario di Stato Hillary Clinton riafferma il ruolo centrale degli Stati Uniti nel processo di pace in Medio Oriente.

L’inviato speciale americano, il senatore George Mitchell, ritornerà la prossima settimana in missione in Medio Oriente con l’obiettivo di riavviare colloqui diretti fra autorità israeliane e palestinesi.

Il lavoro di mediazione della delegazione statunitense ha il difficile compito di sbloccare lo stallo degli ultimi mesi e una diffidenza rafforzata dal progetto del governo di Benjiamin Netanyahu di ampliare gli insediamenti dei coloni israeliani a Gerusalemme est.

Barack Obama aveva scelto la via del dialogo indiretto, mediato dagli USA, come il “minore dei mali” rispetto alla mancanza di confronto. Tuttavia questo metodo mostra importanti limiti.

Hillary Clinton

Hillary Clinton, però, ha affrontato un problema più generale.

Il processo di pace è complicato dal contesto mediorientale, per questo motivo ha chiesto agli Stati arabi di aiutare concretamente il processo di pace.

In sintesi, maggiori aiuti economici per lo sviluppo economico-sociale dei palestinesi, meno armi e discorsi infuocati per alimentare le fazioni più estremistiche.

 Domani Il Cairo ospiterà un vertice con i Paesi arabi in cui gli Stati Uniti potranno misurare meglio il progresso dei “lavori in corso” e, in particolare, il sostegno dei governi all’azione del presidente palestinese Abu Mazen.

 L’appello di Hillary Clinton per un ruolo più costruttivo dei governi dell’area non si può disgiungere dalle dure dichiarazioni riservate all’Iran e soprattutto alla Siria.

Ai membri della Commissione degli ebrei americani il Segretario di Stato ha detto che il governo guidato dal siriano Bachar al-Assad è di fronte a un bivio.

Dare armi al movimento sciita libanese degli Hezbollah significa mettere in pericolo la sicurezza di Israele. L’amministrazione Obama non intende assistere passivamente al passaggio di armamenti potenti, come missili a lunga gittata.

Anche l’Egitto ha confermato i timori di Washington su questo tema, avvertendo il concreto rischio di un nuovo conflitto tra Libano e Israele, un remake di una situazione già avvenuta nel 2006 che gli Stati Uniti (e la maggior parte della comunità internazionale) non vuole rivedere.

L.D.