Pakistan: sfigurate 3 sorelle con acido

In Baluchistan, provincia pachistana, tre giovani sorelle sono state sfigurate dall’acido lanciato da due assalitori in motorino. Le tre ragazze di soli 20, 14 e 8 anni sono state attaccate mentre camminavano per strada da uomini mascherati che si sono subito dileguati dopo l’aggressione. Le giovani hanno riportato gravi ustioni al viso e al corpo. Si tratta, purtroppo, del secondo attacco in Baluchistan in due settimane.

In Pakistan quella di bruciare le donne con l’acido è una triste vendetta ricorrente. A colpire sono uomini rifiutati, mariti imposti o anche donne rivali. Si tratta di vittime involontarie di un’idea perversa: quella della superiorità dell’uomo sulla donna. O ancora perseguitate da donne gelose che pur di eliminarle dalla concorrenza le sfigurano con l’acido.

L’acido solforico è un liquido corrosivo che in Bangladesh si trova facilmente in commercio a basso costo. Si utilizza per le batterie delle auto. Basta un bicchiere in pieno viso e il tessuto della pelle viene divorato in un istante. I danni funzionali sono permanenti. Spesso si perde la vista, il capello non ha più alcuna possibilità di crescere e ne è condizionato il movimento facciale (per anni sono costrette ad alimentarsi di liquidi per mezzo di una cannuccia). L’acido può penetrare fino alle ossa, intaccando i muscoli. A volte la sua azione devastante continua nel tempo e se gli interventi non sono immediati, in alcuni casi le vittime muoiono. Alcune tentano il suicidio.

Sono allarmanti i risultati diffusi dall’Fsa, la Fondazione Sopravvisute all’Acido, che monitora da anni la drammatica condizione femminile in Pakistan. Ogni anno si verificano circa 150 casi del genere. Secondo la Fsa questa pratica è aumentata negli ultimi due anni specialmente nelle aree rurali della provincia del Punjab. La Fondazione sottolinea che il numero delle donne sfigurate sarebbe molto più alto, poiché tantissime di loro non hanno coraggio di denunciare l’episodio per evitare ulteriori ripercussioni ed altre vivono sotto la minaccia dei loro stessi aguzzini. Come ribadisce Sana Masood, responsabile degli affari legali della fondazione: “Le loro famiglie spingono affinché le ragazze non si rivolgano ai tribunali. Le terrorizzano  dicendo loro: “Cosa penserà di te la comunità?”. Una situazione davvero incredibile, anche perché in Pakistan non esiste nessuna legge che punisca le violenze  commesse all’interno delle mura domestiche. Soltanto una legge, infatti, fu depositata in Parlamento ma fu bocciata dagli ultraconservatori.

“Le motivazioni per questi gesti sono le più svariate”- raccontano dall’associazione di SmileAgain che aiuta le donne sfigurate a reintegrarsi nel tessuto sociale- !E’ un atto barbarico a cui le giovani vengono sottoposte. La polizia si rifiuta di intervenire e il più delle volte i reati restano impuniti perché lo Stato protegge gli aggressori. Le donne colpite sono spesso abbandonate dalla propria famiglia ed emarginate dalla comunità d’origine”.

La chirurgia plastica può aiutare a recuperare i tratti di un tempo, ma purtroppo ancora non fa miracoli. E soprattutto non può cancellare il dolore e la rabbia per una violenza senza scuse.

Rosa Ricchiuti