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Si fa leggere il DNA: bioingegnere sano scopre rischio di morte

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Per prevedere il futuro non serve far leggere la mano, ma far leggere il DNA! Alla modica cifra di 50.000 dollari (circa 38 mila euro) è possibile conoscere il proprio iter clinico fino a scoprire di cosa si rischia di morire.

Uno dei pochi ad aver fatto una cosa simile (dieci in tutto il mondo) è il prof  Stephen Quake, 40 anni, sano, professore di bioingeneria all’università di Stanford in California, diventato famoso lo scorso anno per essersi fatto mappare l’intero genoma. Ha così scoperto che di avere un minimo rischio di Alzheimer, buone probabilità di diventare obeso e contrarre cancro, coronaropatia e diabete, ma soprattutto ha appreso che il suo peggior nemico potrebbe essere una mutazione genetica rara legata al pericolo di morte cardiaca improvvisa.

Quake si sottopose al sequenziamento dell’intero genoma nell’agosto del 2009: la ricerca fu pubblicata su Lancet. Ora tutte le informazioni sulle mutazioni genetiche che potrebbero comportare il rischio di specifiche malattie sono state catalogate in un database perché un computer, tenendo conto anche di fattori come età e sesso, potesse calcolare l’effettiva probabilità futura dello scienziato di sviluppare le varie patologie.

Prima del test il bioingegnere è stato preparato ai possibili risultati attraverso un programma di consulenza mirato appositamente a lui. Quake dichiara di non essersi affatto pentito della sua scelta, ma è anche convinto che non tutti vorranno conoscere cosa riserva loro il futuro.

«Il caso di Stephen Quake – riflette Henry Greely, della Scuola di legge di Stanford – dimostra che dobbiamo iniziare a pensare, presto e bene, come gestire questo tipo di informazioni». Dati ultra-sensibili che, è convinto lo specialista, si abbatteranno sull’attività quotidiana dei medici con la violenza di uno “tsunami”.

Tra qualche anno, una decina circa, sarà possibile avere un test del DNA a prezzi più accessibili, bisogna quindi capire come si possano utilizzare questi importantissimi dati nella prevenzione dell’insorgere delle malattie

Federica Di Matteo

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