Berlusconi: Fini aiuta le toghe rosse

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:02

Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi non ha dubbi: la rottura di Gianfranco Fini con la maggioranza del PdL, forte del sostegno della componente di Forza Italia e degli ex colonelli di Alleanza Nazionale,  rappresenta uno degli elementi che hanno indotto la magistratura rossa ad orologeria a scatenarsi, dopo l’approvazione del legittimo impedimento, contro persone vicinissime al premier, come il ministro per lo Sviluppo Economico Claudio Scajola.
L’esposizione mediatica di Fini – ha spiegato il premier in una nota inviata ai Promotori della Libertà, il suo esercito personale guidato da Michela Brambilla – dà coraggio alle iniziative dei magistrati”.

Nonostante la solidarietà espressa dal Presidente della Camera a Scajola, infatti, è ormai chiaro che all’interno del Popolo delle Libertà esiste una pattuglia, in larga parte composta da finiani, pronta a chiedere la testa del ministro, uno degli uomini politicamente più vicini a Berlusconi fin dai tempi della nascita di Forza Italia, quando mise al servizio del nuovo partito le esperienze acquisite durante la lunga militanza democristiana.
Non è da escludere, però, che la decisione di Berlusconi di attribuire a Fini anche un pò di responsabilità di quel terremoto che rischia di investire l’intero centrodestra qualora si concretizzassero gli avvisi di garanzia per Scajola e altri ministri del Governo, non sia che l’ennessima mossa tattica volta a rappresentare il Presidente della Camera sempre più come un cancro interno al partito, la cui estromissione è inevitabile per la sopravvivenza stessa del PdL.

D’altronde Fini, perseverando nella sua illusoria speranza di poter trasformare il regno di Berlusconi in un partito conservatore con una appropriata democrazia interna, ha continuato anche ieri a compiere riflessioni poco gradite al premier sui più pregnanti temi di attualità come, ad esempio, la legge sulle intercettazioni al vaglio delle Camere: pur distaccandosi nettamente, come è lecito aspettarsi da un esponente della destra che lui stesso rappresenta, dalle recenti manifestazioni indette dal sindacato dei giornalisti (“non è giusto leggere sui giornali ciò che due persone si dicono al telefono e magari non sono nemmeno indagate, non c’entra nulla con il diritto-dovere della magistratura di appurare i reati e con il diritto all’informazione”), il Presidente della Camera si è tenuto ben lontano dalle posizioni del PdL che ha difeso fin dall’inizio dell’iter parlamentare il testo originale della legge, giudicata irricevibile da Fini e dai deputati della sua “area”.

“E’ buona regola – ha spiegato – non giudicare fino a quando non si è scritta l’ultima virgola. Se ritorniamo al primo testo e a a cosa è cambiato nell’iter parlamentare, ancora non terminato, alcune critiche espresse non hanno più motivo di esistere, perchè erano relative a questioni che non sono più esistenti. Il testo uscito dalla Camera è stato modificato in Senato su aspetti non irrilevanti in relazione a critiche espresse dall’Anm e da deputati della maggioranza e dell’opposizione. Aspettiamo che il testo esca dal Senato”.

Mattia Nesti