Beppe Grillo: vaff…..o al Pd. Ma il suo Movimento si scinde

La campagna “Italia 2011” lanciata recentemente da Pierluigi Bersani per costruire a partire da dieci parole chiave il programma del Partito Democratico per affrontare “un appuntamento fondamentale per la sintesi delle idee dell’unione d’Italia e per il posizionamento della nazione in Europa e nel mondo nell’ottica delle sfide sull’assetto sociale” o, come ha lasciato intendere il vicepresidente democratico Enrico Letta, la possibilità di elezioni anticipate, non è proprio piaciuta al comico genovese Beppe Grillo.

“Enrico Letta, il nipote di suo zio (ma dai?, ndr), – ha commentato Grillo attraverso il suo blog – ha affermato, senza che nessuno lo fermasse, che è necessario definire 10 parole chiave per uscire ‘dall’attuale indistinto’. Per ogni parola ‘una proposta chiara e comprensibile’ per parlare al Paese. La nuova via è tracciata, un percorso politico tra la Settimana Enigmistica e Scarabeo. Il Progetto Italia 2011 guarda lontano. Per dodici mesi i leader si riuniranno per trovare le parole per dirlo agli italiani. Quasi una al mese. Si alterneranno per reggere lo sforzo immane. Ai cittadini, per il diritto di replica, basterà una sola parola: 10 lettere, orizzontale, inizia per V e finisce per O…”.
Il fondatore del Movimento 5 Stelle, presente anche alle ultime elezioni regionali, stronca così, con l’irruenza che lo ha caratterizzato fin dai tempi del primo Vaffa-Day nel 2007, il progetto con cui i democratici, parola di Enrico Letta, vogliono che il Pd “diventi più sexy”.

Ma, a differenza di quando la scorsa estate lanciò la sua candidatura, poi rigettata, alle primarie democratiche da cui uscì vincitore Bersani, il comico trascinatore genovese non può più vantare quella verginità politica che allora gli consentiva di sparare a zero contro tutto e tutti i vecchi partiti, politici ecc ecc…
A poco più di un mese dall’ultima tornata elettorale, infatti, il suo Movimento 5 Stelle comincia già a fare i conti con tutte quelle problematiche, da sempre bollate da Grillo e grillini come caratterizzanti della brutta politica tutta uguale a se stessa, che inevitabilmente sorgono quando ci si trova all’interno del “palazzo”. Dimostrando, tra l’altro, una particolare incapacità nel gestirle.

Così mentre a Torino al “No Lega Nord Day” indetto da alcuni comitati cittadini si è registrata l’assenza dei militanti a 5 stelle (4,08% alle scorse elezioni) intimoriti, dicono le malelingue, dal poter essere identificati come responsabili primi della vittoria di Roberto Cota, in Emilia Romagna, dove i grillini hanno messo insieme un bacino di protesta del 7%, continua la faida interna che contrappone Giovanni Favia (candidato grillino alla presidenza, sostenuto direttamente da Grillo) all’area modenese del Movimento.
Vittorio Balestrazzi, consigliere comunale del Movimento di Modena, ha accusato Favia di “nominare i consiglieri in base a scelte di convenienza, con un meccanismo a totale spregio dei voti dei cittadini, che non tiene conto della volontà elettorale”, paragonando la riunione post elettorale convocata da Favia stesso al “Gran Consiglio Fascista” (l’organo che nei primi anni del ventennio stabiliva e coordinava, con riunioni segrete, le attività del regime, ndr).

Non si è fatta aspettare, in ogni modo, la replica di Grillo che, in prima persona, ha affidato alle pagine del suo blog l’epurazione di Balestrazzi che “è diffidato dal parlare in nome e per conto del Movimento 5 Stelle, nonché dall’utilizzo dei relativi loghi Lista 5 Stelle e Movimento 5 Stelle”.
Altro che Bocchino.

Mattia Nesti