Halden, la prigione “a cinque stelle”

E’ stata inaugurata circa un mese fa dal re di Norvegia la prigione più umana del mondo.


La nuova prigione norvegese di Halden, inaugurata lo scorso 8 aprile dal re di Norvegia, è stata accolta con un pò di sarcasmo dalla stampa internazionale che, invece di analizzare con attenzione il nuovo e rivoluzionario sistema carcerario, si è limitata ad ironizzare e coniare epiteti tipo “la prigione a cinque stelle”.

In realtà bisognerebbe guardare all’esperimento con la giusta tensione in modo da capire se sia possibile davvero migliorare il sistema detentivo essendo questo sicuramente una priorità di ogni paese.

Il suddetto innovativo carcere, alla cui inaugurazione ha partecipato il re di Norvegia Harald V, si trova a sud di Oslo ed è costato quasi duecento milioni di euro in dieci anni di lavoro.
Progettato per ospitare fino a 252 detenuti, possiede alcune peculiarità e novità capaci di eccitare la stampa e creare dibattiti internazionali.
Solo per citarne alcune, Halden possiede, ad esempio, uno studio di registrazione, diversi percorsi per praticare lo jogging, una cucina comune perfettamente attrezzata e una foresteria per i parenti che si fermano a far visita ai detenuti.

“Il sistema carcerario norvegese è basato sul rispetto e sui diritti umani a noi non pare una cosa tanto strana”, spiega il direttore del carcere in questione.
Il principio alla base di un progetto carcerario così innovativo è l’aver sostanzialmente appurato l’inutilità del sistema punitivo rigido mentre, di contro, vi è la convinzione che un “trattamento umano” dei detenuti favorisca la buona riuscita del reinserimento di questi nella società.
“Quando arrivano, sono in un pessimo stato. Vogliamo ricostruirli, dar loro sicurezza attraverso l’educazione e il lavoro e farli diventare persone migliori per quando dovranno uscire”, spiega ancora il direttore di Halden.

Un’altra bizzarria dell’innovativo sistema carcerario di Halden è che le guardie non solo sono completamente disarmate ma, addirittura, la maggior parte di essi sono donne; ciò dovrebbe servire, ci assicura il direttore, a diminuire l’aggressività dei detenuti.

Fiorenza Ciribilli