Confindustria Giovani: “Meglio precari che irregolari”

In sei regioni italiane su venti la disoccupazione giovanile è al dramma. La quota supera la soglia del 30%, e non è che le spiagge della Grecia, nel settore, conoscano numeri diversi. Anzi. A Confindustria Giovani non avranno la soluzione in tasca. Sebbene “sarebbe meglio contemperare tanti lavori non stabili ma regolari piuttosto che cadere nel sommerso”. E’ Federica Guidi, presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria, commentando i dati. Scenario che ha del catastrofico.

“E’ il lavoro irregolare la vera piaga che affligge le regioni che hanno la più alta percentuale di disoccupati fra i 15 e i 24 anni“, dice la Guidi ai microfoni della stampa: “Bisogna far capire ai nostri giovani che per un certo periodo della propria vita è molto meglio e più utile fare tanti lavori non continuativi, almeno fino a 30 anni, almeno fino a quando non sopraggiungano le normali esigenze di stabilità”.

La preoccupazione della confindustriale è che “queste regioni – prosegue – siano afflitte da un problema di lavoro nero che incide mostruosamente in queste classifiche, temo che ci sia un numero molto elevato di giovani che in realtà forse non sono disoccupati, ma sono costretti a lavori non regolari“.

“Certo, in queste regioni ci sono problemi strutturali. Come giovani imprenditori lo abbiamo detto tante volte: il Sud è un’occasione realmente mancata, nel senso che manca un pezzo di Pil all’economia del Paese”. Ma, e chiude la giovane presidentessa, “abbiamo detto tante volte che non crediamo al Mezzogiorno esclusivamente come piattaforma turistica, ci devono essere imprese, manifattura”.

Vincenzo Marino