Dimissioni di Scajola: forse altri hanno pagato la mia casa

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:52

Innocente ma incapace di assecondare serenamente i propri doveri di ministro a fronte di una gogna mediatica senza precedenti. L’ormai ex ministro Claudio Scajola ha così descritto il proprio stato d’animo, spiegando ai cronisti le ragioni che lo hanno indotto a rassegnare, questo mattina, le proprie dimissioni.
Mi dimetto “poichè considero la Politica con la P maiuscola – ha spiegato nel corso della conferenza stampa – un’arte nobile per esercitarla bisogna avere le carte in regola e non avere sospetti. […] Non potrei mai abitare in una casa comprata con i soldi di altri … Se dovessi acclarare che la mia abitazione fosse stata pagata da altri senza saperne io il motivo, il tornaconto e l’interesse, i miei legali eserciterebbero le azioni necessarie per l’annullamento del contratto”.

Parole che, come prevedibile, non hanno fatto altro che aumentare lo sconcerto di una larga fetta dell’opposizione; d’altronde sarebbe obiettivamente difficile credere che all’atto di completare il pagamento della sua nuova residenza romana nei pressi del Colosseo, Scajola si fosse candidamente accorto, senza batter ciglio, che qualche sconosciuto benefattore aveva già versato prima di lui svariate centinaia di migliaia di euro.

Una versione che, in ogni modo, già differisce notevolmente dalle prime dichiarazioni rilasciate dall’allora ministro a “Repubblica”, lo scorso primo maggio, quando spiegò di non sapere nulla dell’esistenza di altri liquidi, oltre a quelli del suo mutuo, spesi per l’acquisto della casa, di cui oggi, bene o male, ammette l’esistenza.
Come, d’altronde, già avevano garantito ai magistrati le due sorelle proprietarie dell’immobile, che raccontarono di come Scajola concluse l’acquisto utilizzando anche 80 assegni circolari, per un valore complessivo di 900mila euro, forniti proprio dall’imprenditore Diego Anemone, al centro dell’inchiesta legata agli appalti per il G8 alla Maddalena e alla Protezione Civile di Guido Bertolaso.

Le dimissioni del ministro dovranno adesso essere vagliate dal Consiglio dei Ministri e dal premier Silvio Berlusconi che, nonostante i tanti punti oscuri della vicenda, potrebbe rimandarle al mittente come già successo con Guido Bertolaso e Nicola Cosentino.

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