Maonomics: reazioni al libro di Loretta Napoleoni sulla “lezione” dell’economia cinese

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:44

 

Come il titolo completo suggerisce, Maonomics non è un libro sulla Cina, ma sul mondo in cui viviamo, realtà in cui Pechino ha iniziato a giocare un ruolo fondamentale.

Obiettivo di Loretta Napoleoni è confrontare il modello economico occidentale e quello cinese, concentrandosi sui cambiamenti avvenuti negli ultimi vent’anni.

La sua analisi non è indulgente verso il “nostro” mondo, ancora alle prese con gli effetti della crisi finanziaria.

L’economia dei Paesi occidentali, che in teoria avrebbe dovuto trarre i maggiori benefici dalla globalizzazione, non ha retto il passo.

Sono emersi nuovi Paesi con un maggior grado di flessibilità e di innovazione, tra i quali spicca la Repubblica Popolare Cinese.

Citando l’autrice, la “nouvelle cuisine cinese” ha creato un marxismo in salsa neoliberista, un capi-comunismo che unisce il libero mercato al controllo statale delle scelte strategiche in campo economico e finanziario.

Bisogna dire che l’economista ammette che ormai del comunismo, in senso maoista, resta poco, ma sono molti i miti che desidera sfatare.

La Cina non è il “grande” inquinatore, non è la nuova “colonizzatrice” dell’Africa, non è un regime fondato essenzialmente sulla violenza.

Una demistificazione in senso opposto emerge da questa analisi, cioè che la politica deve sempre gestire l’economia, non viceversa. Una “lezione” che la Cina ha dato all’Europa e agli Stati Uniti.

Il libro ha suscitato vivaci discussioni sul web, in cui apprezzamento e curiosità si sono mescolate a dure critiche.

L’autrice ha inserito nel suo sito un file dedicato a domande e critiche.  Senza trascurare alcun mezzo di comunicazione di massa, è passata dalle tradizionali interviste per riviste cartacee e on line al blog, da Facebook a Youtube.

A chi ritiene completamente sbagliato prendere la Cina come modello, Napoleoni risponde che non è questo il suo intento. Pechino è una sorta di pietra di paragone per capire dove stiamo sbagliando.

Se alla crisi economica si aggiunge la perdita sostanziale di elementi cardine della nostra democrazia non si può rimanere indifferenti, anzi bisogna riflettere su nuove soluzioni.

C’è anche chi non condivide questa posizione, scrivendo che l’Italia negli ultimi vent’anni non è peggiorata e che qui si vive molto meglio che in Cina.

Evidentemente mancano alcuni dati essenziali sull’Italia, basti pensare alla crescente disoccupazione, e sulla Cina, che resta pur sempre un Paese in via di sviluppo.

Un altro punto in discussione è lo sfruttamento della manodopera cinese e la mancanza di tutele sindacali.

Maonomics inizia con un paragrafo che cita Charles Dickens e Shenzhen, cioè l’inizio della rivoluzione industriali in Inghilterra e una delle principali metropoli cinesi. Ma al di là degli errori della nostro sviluppo, l’autrice segnala i progressi compiuti nella nuova legislazione cinese sul lavoro.

Altre critiche riguardano il governo cinese, considerato come non democratico e repressivo.

Anche in questo caso Napoleoni segnala i progressi compiuti in questo ambito e sottolinea il forte consenso all’opera del governo di Pechino, legato alla diffusione del benessere nel Paese, anche nelle campagne.

Come alcuni suoi lettori, poi, invita a riflettere a 360° sul concetto di libertà. Dalla politica al rispetto dei diritti umani, dal diritto all’istruzione al pluralismo dell’informazione il mondo occidentale ha registrato netti passi indietro, rischiando di considerare normali atti di prevaricazione, ingiustizia e violenza.

In effetti sembra passato un secolo (e così non è) dalle reazioni al massacro in piazza Tiananmen alle torture in Iraq o a Guantanamo.

Sui singoli temi l’opinioni possono divergere, ma una morale di fondo forse è valida per tutti: rimettersi in discussione e non lanciare critiche a senso unico.

 

L. Denaro