Verdini indagato per corruzione: Non mi dimetto

Nuovi sospetti si insinuano sull’attività politica del coordinatore del Pdl, Denis Verdini. Dopo il coinvolgimento nell’inchiesta avviata dalla Procura di Firenze, il braccio destro del premier deve adesso fronteggiare un nuovo “attacco giudiziario” – questa volta levato dalla Procura capitolina – fondato sull’accusa di corruzione. L’ipotesi è che Verdini abbia preso parte a un poderoso giro di affari, avviato da politici e imprenditori, legato agli interessi gravitanti intorno all’energia eolica e alle carceri in Sardegna.

Sotto la lente degli investigatori i movimenti finanziari del coordinatore del Pdl, “scrutati” attraverso severe perquisizioni presso il suo istituto di credito: il Credito cooperativo fiorentino. Dai controlli condotti, emergerebbe un quadro di corruzione che spingerebbe a considerare la banca di Verdini la base di partenza per una serie di operazioni tese a  riciclare denaro destinato ai progetti sardi sull’energia alternativa. Sul fronte delle carceri, invece, si ipotizzano legami tra lo stesso coordinatore del Pdl e l’imprenditore Diego Anemone, già coinvolto nell’inchiesta sugli appalti truccati per i lavori del G8 alla Maddalena.

I punti di contatto tra le due inchieste (quella appena avviata dalla Procura di Roma e quella di Firenze e Perugia sui “Grandi Eventi”) sembrano, in effetti, essere numerosi: il primo riguarda la Sardegna, il secondo la banca del coordinatore del Pdl, il Credito Cooperativo Fiorentino, e il terzo la “Propaganda Fide”, l’ente religioso del Vaticano che gestisce uno dei più grossi imperi immobiliari di Roma e d’Italia.

Il corposo materiale nelle mani degli inquirenti avrebbe accertato l’esistenza di un quadro di corruzione importante che coinvolgerebbe – insieme a Verdini – altri nomi eccellenti della politica e dell’amministrazione locale. Un quadro emerso grazie alle numerose intercettazioni telefoniche che avrebbero agevolato gli investigatori nella scoperta di contatti tra notissimi imprenditori e il faccendiere Flavio Carboni. Il quale sarebbe stato più volte interpellato per ottenere appoggi politici nella gestione degli appalti in Sardegna, dietro il pagamento di ingenti capitali in parte transitati nella banca fiorentina di Verdini.

Da parte sua, il coordinatore del Pdl, rimanda al mittente tutte le accuse formulate contro di lui, definendo “follia anomala e ingiusta” la fuga di notizie, e smentendo ogni tipo di rapporto con Diego Anemone. “Mai visto in vita mia – ha ieri dichiarato Verdini – non lo conosco”. E sull’eventualità di rassegnare le sue dimissioni per consentire un più sereno svolgimento degli accertamenti giudiziari: “Non ho questa abitudine – ha replicato secco lo stretto collaboratore del Cavaliere – e neppure questa mentalità. E poi dimettersi dal lavoro è difficile. Le mie responsabilità politiche – ha concluso Verdini – sono di lavoro“.

Maria Saporito