Droga, incensurati, giornali locali e pubblico ludibrio

Mi trovavo a passare, casualmente, per un sito d’informazione locale. Un sito un po’ come NewNotizie e come ne esistono altre centinaia ma che, a differenza di NewNotizie, ha un bacino di utenti decisamente più ristretto e, caratteristica non meno importante, allocato nella stessa area geografica. Un sito d’informazione di un piccolo paese del sud, per restringere il campo.

Tra una notizia inerente il nuovo lavoro pubblico destinato a migliorare la viabilità dell’area e quella sulle iniziative benefiche di un gruppo di medici – novelli Patch Adams – all’interno dell’Ospedale del luogo, mi trovo a scorgere alcune righe su un’operazione ‘antidroga’. Un ragazzo qualunque, incensurato, viene fermato con una quantità di marijuana superiore alla irrisoria quantità prevista dalla Fini – Giovanardi come discrimine tra consumo personale e spaccio. Arrestato – e se per un pregiudicato non deve essere il massimo della vita, ancor più traumatico deve risultare l’impatto per un incensurato -, il giovane si trova proiettato dal sito d’informazione locale alla berlina. Nome e cognome, età e – per evitare rischi di omonimia – foto sulla pagina. Un ragazzo qualunque, incensurato, che potrebbe essere un mio cugino un po’ scapestrato (o un vostro figlio un po’ punkabbestia), si trova proiettato nell’universo dei ‘cattivi’ che meritano di veder pubblicata la proprio foto sul giornale, come monito per le future generazioni (“Volete forse diventare come lui? Volete la vostra faccia sbattuta sul nostro giornale, drogati?”).

Un ragazzo qualunque, incensurato, al primo reato viene trattato esattamente come un rapinatore, un estortore o uno stupratore. Dal sito d’informazione come dal giornale locale.

Ma non tutti i reati meritano la stessa esposizione al pubblico ludibrio e non tutte le persone meritano di essere additate dall’impietoso indice dell’opinione pubblica locale. Non tutti, commesso un reato, ritrovano il proprio nome e la propria faccia sbattuta tra le righe di un giornale. Ma non è il ruolo sociale né la condizione di vita della persona coinvolta a costituire il discrimine: come il vostro figlio un po’ punkabbestia, anche un padre di famiglia può finire sul giornale. Così come può capitare che per altri reati (non sto qui a ragionare su quale reato sia più o meno grave e in questo momento prendo per buona l’ipotesi secondo cui tutti i reati sono da punire con lo stesso rigore) non compaiano nomi e foto ma solo iniziali. E allora mi chiedo: in base a cosa un uomo merita di essere messo alla berlina? Dove finisce l’arbitrarietà e dove inizia il dovere del giornalista? Non sarebbe forse più giusto adottare un criterio unico (faccia e nomi per tutti, o per nessuno)?

Iniziare a cambiare il giornalismo da questi piccoli dettagli, potrebbe essere d’aiuto per poi pensare ai massimi sistemi (un po’ come nel caso della Broken window theory, bisogna prima pensare alla cura delle piccole cose per poi poter fare la voce grossa su ciò che ha maggior rilevanza). Noi proviamo a cambiare qualcosina. E voi? Per voi c’è sempre spazio (prendete parola, muovetevi, partecipate: per questo abbiamo creato l’area apposita su Facebook).

Rocco Di Vincenzo