L’imbarazzo del Signor del Rating

Con un giorno di distanza dal comunicato della Moody’s , l’agenzia di rating, che avevo annunciato un forte rischio per l’economia italiana e la possibilità che fosse  coinvolta  dalla crisi greca, parla Alexander Kockerbeck, capo analista di Moody’s  affermando che “E’stato tutto un grande equivoco.”

“Mi fa piacere poter chiarire gli equivoci. Noi non abbiamo mai sostenuto che le banche italiane fossero in pericolo, e meno che mai che l’Italia fosse minacciata dal contagio greco. Me lo faccia ripetere: l’Italia non è fra i Paesi più a rischio”. Alexander Kockerbeck, capo analista per l’Italia di Moody’s, vuole essere ancora più esplicito di quanto sia stato in conferenza stampa. Scandisce bene le parole per non aggiungere incidente a incidente.

Ora però ci si chiede come sia possibile aver potuto fraintendere le previsioni, a mio avviso abbastanza chiare, del comunicato dell’agenzia di rating?

Il suo capo, intervistato da un giornalista, afferma che il rischio di contagio all’interno del sistema bancario internazionale ha raggiunto anche le banche di Portogallo e Spagna ma anche di Irlanda, Gran Bretagna e Italia che secondo sempre l’analista sono finite sotto osservazione sui mercati: “ Capito? Due categorie diverse, Portogallo e Spagna da una parte e gli altri tre Paesi dall’altra. Voi siete insieme alla Gran Bretagna: vuol farci dire che le banche inglesi sono in pericolo?”

E alla domanda del giornalista su cosa avete concluso nella vostra analisi per farci stare tranquilli? Kockerbeck risponde:  
“Visto che l’equivoco è in agguato, siamo espliciti: a differenza della Grecia non siete under review, sotto esame insomma. Esserlo comporta in un periodo di sei-otto settimane un possibile ulteriore downgrading, diciamo al 50% di probabilità. Bene, voi non lo siete. Anche il Portogallo – che ora ha lo stesso rating dell’Italia, AA2 – è a differenza del vostro Paese sotto “riesame” e per di più con un outlook negativo mentre il vostro è stabile”.

Insomma il nostro Bel Pese secondo le statistiche ha un sistema bancario meno esposto e quindi meno risorse pubbliche sono state necessarie a suo sostegno.  Inoltre a nostro favore, ribadisce Kockerbeck,  “gioca il minor indebitamento privato, altra mina vagante per i bilanci statali. Certo, avete un problema di debito pubblico, ma è una questione così strutturale che non avete approntato misure straordinarie d’emergenza. E’ come se foste vaccinati tanto siete attrezzati per fronteggiarlo. Inevitabilmente crescerà ancora, fino a superare il 117% nel 2011, così come per un paio d’anni dovrete scontare un leggero disavanzo primario, ma appena sarà ripristinato l’attivo corrente, e non abbiamo ragione per dubitare che questo avvenga rapidamente, il debito riprenderà la via discendente. L’Italia gode di una buona credibilità sui mercati proprio per la sua decennale battaglia contro il debito pregresso. Avete un incoraggiante track record, avete dimostrato di saper impostare un bilancio dopo l’altro con un buon avanzo primario, e anche di saper fare delle robuste sterzate quando occorre”.

Insomma possiamo affermare : “Tutto è bene quello che finisce bene”  come recitava il titolo di una commedia shakesperiana,  guarda caso inspirata ad una novella del Decameron dell’italianissimo Giovanni Boccaccio.

 Diana de Angelis