Unioncamere: il terziario è il settore che soffre meno la crisi

Unioncamere ha presentato un rapporto sulle prospettive occupazionali per il 2010 e, a quanto pare, in un mercato del lavoro constraddistinto da segnali negativi, l’unico settore in grado di arginare la perdita dei posti di lavoro sembra essere il terziario.

In linea generale nel 2010 si avranno 173 mila occupati in meno (-1,5%) ma, rispetto al 2009 (-2%), ci sarà un leggero incremento delle assunzioni, quasi 50 mila in più. L’indagine Excelsior, in collaborazione con il ministero del Lavoro, sostiene che nel 2010 il calo delle occupazioni sarà maggiormente avvertito nelle imprese industriali (-2,5%) mentre il terziario, pur mantenendo il segno meno, sarà quello con il minor calo          (-0,7%).

Previsioni negative anche per il settore delle costruzioni, quello manifatturiero, il settore della moda e l’arredamento. I servizi mostrano invece segnali di crescita, nello specifico i servizi sanitari privati, l’informatica, le telecomunicazioni. Il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi ha preso atto di come il documento presentato da Unioncamere mostri un aumento del peso e dell’importanza del settore dei servizi per l’Italia. Secondo il Ministro questo non è però l’unico cambiamento in atto nel nostro Paese dove «in un quadro di generale difficoltà, il mercato del lavoro si sta orientando in misura più spiccata verso le assunzioni qualificate, dirigenti, impiegati specializzati, tecnici laureati, con la quota di lavoro a tempo indeterminato che cresce rispetto ai contratti a termine».

Dall’indagine di Unioncamere sembrano intravedersi segnali di ripresa economica ma il presidente, Ferruccio Dardanelli, ha sottolineato che di fronte alle 40 mila imprese sorte nel solo mese di aprile si deve osservare la vitalità ritrovata del sistema ma, allo stesso tempo, i dati discontinui sono solo una delle tante variabili in gioco che devono frenare facili entusiasmi e comprendere che per una vera e propria ripresa, la strada è ancora molto in salita. Dardanelli ha poi aggiunto che il Paese continua a viaggiare a due distinte velocità: un centro-nord dinamico e un Mezzogiorno sempre più in difficoltà.

Stefano Valigi