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Marea Nera: fallito il primo tentativo di arginarla

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Brutte, pessime notizie dal Golfo del Messico. La cupola appositamente studiata dagli ingegneri della British Petroleum,  un’abnorme struttura in cemento che aveva il compito di contenere la fuoriuscita di petrolio dalla Deepwater Horizon non è inizialmente riuscita nel suo intento. Sembra quindi essere fallito il primo tentativo di fermare il disastro ambientale che sempre più si sta profilando sulle coste dell’America centrale.

I problemi tecnici da affrontare sono a dir poco giganteschi e soprattuto, nessuno fino ad ora li ha mai affrontati, non esiste qualcuno con anche  la minima esperienza in merito in tutto il pianeta. Il fallimento della difficilissima operazione è dovuto  ad alcune incrostazioni di ghiaccio e metano che hanno causato una maggiore galleggiabilità della struttura.

Di conseguenza, l’operazione di “deposito” sul fondale, condizione necessaria all’inizio delle operazioni di aspirazione del petrolio all’interno della stessa cupola non ha potuto avvenire. Il gigante di cemento dovrebbe, se l’impresa riuscisse, contenere circa l’85% del restante petrolio che sta fuoriuscendo dalle falle venutesi a creare nella piattaforma affondata.

Ora la struttura andrà ripulita e forse sarà addirittura necessario riportarla a galla. Altra operazione spaventosamente complessa dato il suo peso, circa 100 tonnellate ( e la sua altezza 12 m) e considerando che è attualmente situata a circa 1500 m di profondità. La pressione dell’acqua è un altro, grosso problema da affrontare. A parte le operazioni spostamento o di riporto a galla della cupola esistono anche alcuni dubbi sulla capacità di resistenza della stessa a quella profondità. Non esistendo precedenti nella storia umana, tutti i calcoli fatti, per precisi che possano essere, risultano essere esclusivamente teorici.

Nei prossimi 2-3 giorni gli ingegneri, incessantemente al lavoro per evitare la catastrofe, dovrebbero riuscire a studiare una soluzione alternativa, ma nel frattempo la fuoriuscita del greggio continuerà. Resta una condizione fondamentale quella dell’ancoraggio della struttra al fondale marino. Solo in quel caso, ammesso che la cupola sia in grado di resistere al doppio stimolo dell’aspirazione di petrolio al suo interno e della pressione dell’acqua al suo esterno, sarà possibile iniziare le operazioni di contenimento della marea nera, che , sempre più, si sta rivelando essere un mostroapparentemente  imbattibile, troppo grande, anche solo concettualmente, per essere affrontato dall’attuale ingegneria umana.In aiuto, potrebbero  e dovrebbero venire i robot subacquei, gli unici, tra l’altro in grado di ancorare il colossale serbatoio di cemento al fondale marino. Tali robot sarano guidati direttamente dagli ingegneri della BP, si spera in tal modo di risolvere almeno uno dei problemi, non affrontabile direttamente dall’essere umano.

In ogni caso, gli stimati 12 milioni di litri di greggio fuoriusciti fino ad ora (dal 20 Aprile scorso, giorno dell’esplosione della Deepwater Horizon e  forse causata da una bolla di metano), sono quindi destinati ad aumentare in misura sempre maggiore, come ha confermato anche gli esperti del NOAA (National Oceanic Atmspheric Administration): Piu’ passano i giorni, piu’ aumentano le possibilita’ che il petrolio raggiunga le coste” . Una disperata lotta contro il tempo quindi, nella quale le vittime sono ( come al solito) gli innocenti: gli abitanti del posto, ai quali è stato letteralmente disintegrato il sistema economico sui cui basavano la loro vita, l’ambiente, contaminato per anni forse in modo non del tutto reversibile e per ultimo, solo in ordine cronologico, gli animali, già morti a migliaia per soffocamento e che comunque hanno visto un loro raro habitat naturale sparire sotto una nera coltre mortale.

A.S.