Napolitano su anni di piombo: Una ferita che ha indebolito il Paese

E’ stato un intervento lungo e commosso quello scandito ieri al Quirinale dal capo dello Stato, Giorgio Napolitano, in occasione del Giorno della Memoria dedicato alle vittime del terrorismo. Nel corso del suo discorso, seguito agli interventi dei familiari delle vittime, il presidente della Repubblica ha posto l’accento sulla necessità di “metabolizzare” il pesante lutto nazionale ed elaborare il tremendo insegnamento consegnatoci dagli “anni di piombo”, per scongiurare il rischio di una nuova fase del terrore che – è il sentore di Napolitano – potrebbe ripresentarsi.

“Il 1980 – ha detto l’inquilino del Quirinale – è stato un anno con un bilancio di morte scioccante: 36 vittime di terrorismo individuale, rosso e nero, 85 vittime a Bologna ed 81 per la strage di Ustica. Tutti vittime innocenti di cechi disegni distruttivi. In quella notte della Repubblica, la nostra comunità nazionale subì ferite gravi he hanno impoverito il Paese“.

“Con la morte di maestri di diritto e di vita come Vittorio Bachelet – ha continuato Napolitano – di magistrati di altissima qualità come Antonio Galli e di economisti geniali come Ezio Tarantelli, quante energie preziose ed ancora giovani, destinate a superare molte prove, ha perduto l’Italia”.

Una “perdita” che il capo dello Stato vuole scongiurare per gli anni a venire, invitando tutti a fare tesoro della luttuosa lezione del passato e “a tenere sempre alta la guardia” contro “nuove possibili tentazioni” di fare ricorso alla violenza. “Il nostro Paese – ha ricordato ancora Napolitano – non è esente da contagi e infiltrazioni del terrorismo internazionale. L’impegno di vigilanza deve essere più che mai forte, congiungendosi con quello che esplichiamo partecipando a missioni internazionali”.

“L’Italia – ha insistito il presidente della Repubblica – corse rischi estremi. Ci dà forza ricordarlo perché sapemmo uscirne nettamente, pur pagando duri prezzi”. Per Napolitano, il pericolo di un nuovo terrorismo, capace di mettere in ginocchio il nostro Paese non è quindi legato esclusivamente a tensioni interne, ma anche “agli echi del più cupo fondamentalismo, del rifiuto di ogni dialogo tollerante ed aperto tra sistemi di valori diversi che ci giungono da diverse aree di crisi esterne all’Italia, insieme alle insidiosissime diramazioni del terrorismo internazionale“.

E ritornando alle tragedie che piegarono l’Italia negli anni ’80, Napolitano ha rinnovato la sua vicinanza ai familiari delle vittime di Bologna e Ustica, ribadendo l’impegno istituzionale a fare definitivamente chiarezza: “Il nuovo filone di indagine che è stato avviato – ha spiegato l’inquilino del Colle – per accertare le responsabilità per il devastante attentato del 2 agosto del 1980, alla stazione di Bologna in cui persero la vita 85 persone, può avere sviluppi ancora imprevedibili“.

E sulla strage di Ustica: “Oltre a intrecci eversivi – ha ammesso Napolitano – ci furono anche intrighi internazionali che non possiamo oggi non richiamare, insieme con opacità di comportamenti da parte di corpi dello Stato, ad inefficienze di apparati e di interventi deputati all’accertamento della verità. Vorrei che i parenti delle vittime della strage di Ustica – ha aggiunto – sentissero egualmente vicine le istituzioni; è stato giusto ascoltare la loro voce nel nostro incontro di oggi, anche perché tutti comprendiamo – ha concluso il capo dello Stato –  il loro tenace invocare ogni sforzo possibile, anche sul piano dei rapporti internazionali, per giungere a una veritiera ricostruzione di quel che avvenne la notte del 27 giugno 1980″.

Maria Saporito