Pioggia “artificiale” su Berlino

Un nuovo metodo scientifico è stato sperimentato per tentare di condizionare le precipitazioni tramite il bombardamento delle nubi con il laser.

L’esperimento, pubblicato su Nature Photonics, è stato condotto da un team di ricercatori dell’Università di Ginevra e rappresenta quasi sicuramente l’ultima frontiera in questo campo.

Il sogno di esercitare un controllo da parte dell’uomo sul clima è molto antico, diverse tecniche e startegie sono state adottate fin dai primi del ‘900, e ora sembra esserci la reale possibilità di realizzarlo.
Possedere la facoltà di intervenire per interrompere un periodo di siccità, per esempio, rappresenterebbe senza dubbio un traguardo importantissimo per la scienza ed è ciò che si sta tentando di raggiungere attraverso una nuova tecnica che si baserebbe, non più sull’inseminazione delle nuvole con gli aerei, tecnica che esordì nel 1924 e si è sempre più affinata fino all’utilizzo di ioduro d’aegento per stimolare la formazione di cristalli di ghiaccio, nuclei di condensazione per la creazione di pioggia o neve, ma sul bombardamento diretto delle nuvole con i laser.

 L’esperimento è stato condotto in laboratorio. In una stanza con un’umidità vicina al livello di saturazione è stato utilizzato un laser di grande potenza, una sorta di cannone energetico in grado di colpire ed “eccitare” le molecole di gas presenti nell’aria.
Il risultato è stata la formazione di nuclei di condensazione attorno ai quali si sono create piccole gocce di acqua.
Il tentativo è stato poi successivamente ripetuto nel cielo sopra Berlino e, secondo i ricercatori, la dimensione e la densità delle particelle d’acqua sarebbe variata.

“La vera difficoltà sta nelle dimensioni del processo naturale che si vuole innescare”, ha dichiarato Sandro Fuzzi, dell’Isac Cnr di Bologna. “Il raggio laser agisce su un punto, mentre per ottenere l’effetto voluto bisogna coinvolgere chilometri di nuvola – spiega – ” Siamo ancora lontani da un controllo dell’uomo sul tempo, ma l’esperimento condotto dai ricercatori svizzeri rappresenta un passo avanti per la ricerca”.

 Fiorenza Ciribilli