Barriere di capelli e balle di fieno: soluzioni per bloccare l’onda nera

Cercasi disperatamente soluzioni per bloccare l’avanzata del greggio. Si è arrivati purtroppo a questo punto dopo giorni e giorni di tentativi inutili per bloccare  l’ “oil spill” che sta inquinando da tre settimane il Golfo del Messico. Ogni giorno si riversano in mare 60 tonnellate di petrolio con danni irreversibili per l’ecosistema marino e per l’economia del delta del Mississippi.

L’esperimento tentato domenica scorsa di posizionare una cupola contenitiva di metallo e cemento sulla falla è miserabilmente fallito. La Bp ha dato la colpa alla formazione imprevista di cristalli di ghiaccio di gas infiammabile, probabilmente metano, che hanno fatto galleggiare la struttura. Il gigante industriale britannico, responsabile dell’accaduto, dopo aver passato in rassegna le soluzioni più disparate nella centrale operativa di Houston, in Texas, getta la spugna e chiede aiuto sul suo sito web: “Chiunque ritiene di avere una buona idea per risolvere il problema, per favore ci scriva”.

Il direttore operativo della compagnia petrolifera ha fatto sapere che adesso saranno tentate “operazioni parallele”. Una delle idee è quella di gettare in mare balle di fieno che contengano il petrolio in uscita. Un’altra soluzione potrebbe essere quella proposta da un’organizzazione ambientalista, la Matter of Trust, che si è mobilitata per diffondere un metodo in grado di assorbire il petrolio una volta arrivato sulle spiagge.

Si tratta di raccogliere capelli, peli di animali, crine, lana, e trasformarle in enormi barriere. Il vantaggio sarebbe, infatti, che i capelli avrebbero la capacità di assorbire il greggio ma non l’acqua. Per questa ragione quantità industriali di peli e capelli stanno già arrivando in scatoloni dal Canada e da tutta l’America. Almeno questo sistema detto degli ‘hair boom’ – per altro brevettato – dovrebbe avere migliori risultati dei boom di plastica arancione della Guardia Costiera, che pare non siano riusciti ad arginare del tutto la marea nera.

Per adesso i tentativi ai quali si lavora non sembrano particolarmente innovativi: c’è l’ipotesi di modificare la campana d’acciaio nella quale petrolio e gas si sono cristallizzati per la bassa temperatura ostruendo il condotto dal quale sarebbero dovuti uscire; un’altra possibilità è quella di tentare con una campana più piccola oppure provare a ostruire la falla della conduttura spezzata usando dei detriti.

Intanto la Bp ha avuto ieri l’ok dall’ente federale per la difesa dell’ ambiente, l’Epa, per spruzzare solventi chimici in profondità in modo da nebulizzare il greggio. Non si sta considerando, però, che si tratta di sostanze cancerogene che potrebbero dare il ko definitivo agli allevamenti di crostacei in Louisiana. Oltre il danno anche la beffa.

Rosa Ricchiuti