Bertolaso smentisce: Non mi dimetto

Le notizie su un suo imminente abbandono del Dipartimento della Protezione civile erano circolate velocemente; per questo motivo Guido Bertolaso ha deciso di stoppare subito indiscrezioni e pettegolezzi, consegnando a cronisti e cittadini la sua verità. Intervenuto ieri mattina a Montaguto, per verificare l’andamento dei lavori intrapresi per rimuovere una frana tra la Campania e la Puglia, l’uomo delle emergenze ha scandito: “Io non fuggo e non mi dimetto”.

“Esiste un percorso già disegnato da tempo – ha precisato il capo della Protezione civile – e condiviso con il presidente del Consiglio dei ministri. Quando sarà portato a termine, con l’assunzione dei giovani precari, la nomina dei dirigenti e la definizione di una road map per la missione di una realtà ammirata e rispettata a livello internazionale, allora finalmente potrò togliere il disturbo“.

Le prossime mosse nella dirigenza della Protezione civile prevedono comunque tempi assai stretti: il 15 maggio dovrebbe infatti avvenire l’insediamento come vice capo del prefetto dell’Aquila, Franco Gabrielli e, dopo un periodo di affiancamento, il definitivo passaggio delle consegne potrebbe avvenire già nel mese di settembre od ottobre.

Una cosa, però, il segretario alla presidenza del Consiglio ha voluto precisarla: “Quando me ne andrò – ha spiegato – lo farò non per le inchieste, ma solo per  il desiderio di far crescere sempre più i nostri giovani e la voglia di mettersi in discussione su altri terreni, forse ancora più problematici di quelli coltivati fino ad oggi”.

Il sentore è che la “second life” dell’uomo delle emergenze possa ripartire dal volontariato: “E’ dalla fine del 2008 – ha continuato Bertolaso – che ho chiesto di affidare ad altri il privilegio di servire il Paese come capo della Protezione civile. E c’ero quasi riuscito nei primi mesi del 2009 quando, risolta l’emergenza rifiuti in Campania, intendevo avvalermi della norma che prevede la pensione anticipata per chi abbia lavorato per oltre 35 anni ed intende dedicarsi alle attività di volontariato. Il terremoto del 6 aprile ha fermato le lancette di quell’orologio – ha continuato Bertolaso – ma oggi possono rimettersi in moto”.

E per sgombrare il campo da equivoci circa il suo “attaccamento” alla poltrona: “Sono anni che sostengo la necessità di immaginare tempi definiti per chi riveste compiti di grande responsabilità a livello istituzionale – ha detto Bertolaso – Mi sono sempre augurato che nessun funzionario dello Stato potesse rimanere sulla stessa sedia per più di cinque anni e che non fosse immaginabile superare quella soglia di sette che la Costituzione attribuisce per la massima carica dello Stato”.

Il tempo dell’emergenza personale, insomma, per ammissione dello stesso Bertolaso, è scaduto!

Maria Saporito