I Vescovi bocciano il federalismo fiscale

“Le priorità del Paese vanno individuate nella riforma della forma di governo e della legge elettorale e non nell’attuazione di un federalismo fiscale foriero di una possibile chiusura egoistica e identitaria di tipo territoriale”. Nel documento preparatorio, abbozzato per la 46sima “Settimana sociale” che si svolgerà a Reggio Calabria dal 14 al 17 ottobre, i Vescovi italiani mettono nero su bianco la loro bocciatura alla manovra tanto cara alla Lega.

“Il federalismo – insiste la Cei – è una riforma spendibile sul piano del consenso, ma fragile sul piano dell’architettura istituzionale e del tasso di reale innovazione”. La critica dei Porporati prende le mosse dalla denuncia di un sistema fiscale che “a dispetto di un’abbondante retorica profusa da tutti gli schieramenti politici “si caratterizza per l’incapacità di fronteggiare le tante criticità presenti.

Nella “lista nera” stilata dai Vescovi ci sono: “gli aiuti pubblici a genitori e figli che continuano ad assere centellinati, le esigue agevolazioni fiscali, poco più che simboliche per una famiglia a medio reddito, i modesti e non uniformemente distribuiti sul territorio servizi per l’infanzia“. E più in generale, prosegue la Cei: ” Un poco amichevole – quando non addirittura ostile – clima nei confronti delle famiglie con figli, nello spazio pubblico e nel mondo del lavoro”.

Una situazione, insomma, che – a parere dei Vescovi italiani – necessita di interventi urgenti e preventivi al federalismo, che rischia di rendere ancora più “incerto il principio di solidarietà” e di offuscare “i pregi sistemici del principio di sussidiarietà”.

“Il criterio guida su come realizzare un vero principio di sussidiarietà sociale e territoriale – si legge ancora nel documento – è chiaro: nei rapporti fra i territori debbono crescere il potere dei diversi livelli di governo e la loro responsabilità rispetto alle persone che vi abitano. Il sistema fiscale è l’architrave di questo processo, lontano dalle opposte ideologie della chiusura egoistica e identitaria di tipo territoriale e della centralizzazione burocratica dello Stato nazione”.

Da qui la conclusione, tutta tesa a ridimensionare le distanze tra il Nord e il Sud del Paese. “E’ forse opportuno intraprendere – continuano i Vescovi nel documento – un percorso che consenta di meditare nuovamente sui dualismi e sulle differenze territoriali del Paese, ampliando la riflessione al federalismo inteso come decentramento funzionale e non solo territoriale, evitando gli effetti perversi di quello che viene etichettato come ‘federalismo per abbandono’ e analizzando le potenzialità di soluzioni istituzionali differenziate per le diverse realtà territoriali, secondo un’intuizione – concludono – che in fondo apparteneva agli stessi costituenti”.

Maria Saporito