L’Ordine dei Giornalisti si muove sul caso D’Alema-Sallusti

Il consiglio dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio ha aperto un procedimento disciplinare a carico di Massimo D’Alema (anch’egli giornalista), per quanto riguarda le frasi pronunciate nell’ultima puntata della trasmissione Ballarò, condotta da Floris.

Sugli schervi tv si verificò infatti un vero e proprio scontro verbale tra il solitamente pacato esponente del PD e il vice-direttore del quotidiano ” il Giornale” Alessandro Sallusti. L’argomento, come probabilmente molti ricorderanno, era l’utilizzo e/o la proprietà “impropria” di appartamenti da parte del dimissionario ministro Scajola e dello stesso D’Alema. Quest’ultimo anni fa, fu protagonista dello scandalo Affittopoli, dal quale uscì’ pulito, benchè “mediaticamente ferito”, abbandonando l’appartamento in cui abitava in affitto a cifre obiettivamente irrisorie rispetto a quelle che avrebbero dovuto essere per il tipo di casa.

Sallusti, durante Ballarò, forse volendo provocare, o forse realmente convinto, si è lanciato in un paragone tra il “caso D’Alema” e l’attualissimo caso Scajola, accusato dalla stampa di essersi fatto pagare più della metà della sua casa con vista colosseo. 600 mila euro a fronte di un esborso totale di 1.700.000. Tale raffronto non è stato per niente gradito all’ex-presidente del consiglio che ha per un attimo perso la calma, cosa che ben raramente succede, pronunciando frasi come “lei è un mascalzone e un bugiardo” e “vada a farsi fottere”.

Il vice-direttore del quotidiano di Feltri aveva già fatto sapere attraverso i microfoni di Radio24 che non era sua intenzione  querelare D’Alema, ma la sezione del Lazio dell’Ordine dei Giornalisti ha ritenuto opportuno aprire un procedimento che dovrà analizzare le frasi offensive pronunciate da quest’ultimo nei confronti di Sallusti.

Il caso verte sul possibile paragone tra i due casi si Scajola e di Affittopoli. Secondo il giornalista del quotidiano di Vittorio Feltri, l’arrabbiatura di D’Alema è dovuta all’essere stato “colto nel vivo”, una pagina, per così dire scomoda della vita politica dell’esponente del PD. Al contrario, D’Alema sostiene di essersi alterato proprio per l’impossibilità di paragonare le due vicende. Senza entrare ancora una volta nella questione, già ampiamente descritta in queste settimane da tutta la stampa, la differenza fondamentale potrebbe risiedere in ipotetici favori fatti da Scajola, in quanto ministro del governo Berlusconi a imprenditori “affamati” di appalti pubblici; accuse ancora tutte da verificare, ma il milione di euro che sarebbe stato pagato all’insaputa del Ministro, secondo la linea di difesa dello stesso, proverrebbe dalle casse di Diego Anemone, indagato per l’inchiesta grandi appalti del G8.

Il caso D’Alema è del tutto diverso, in quanto, non esistendo un’ipotesi di reato, la questione verterebbe solo sull’occupazione di un appartamento soggetto ad affitto ad equo canone, che invece avrebbe potuto andare a persone con possibilità economiche molto minori. Il “leader Massimo” in ogni caso, durante Affittopoli decise di abbandonare  suddetto appartamento.

A.S.