Marea Nera BP: cupola o bomba atomica?

Le centinaia di migliaia di litri di greggio che ogni giorno continuano ad uscire dal pozzo scoperto dalla BP nel Golfo Del Messico sembrano inarrestabili. La Deepwater Horizon è scoppiata proprio nel momento in cui avrebbe dovuto allontanarsi dal suddetto pozzo. La piattaforma in questione  aveva infatti scopi esplorativi. Il suo compito era quello di trivellare per scoprire eventuali depositi, una volta trovati, chiuderli e spostarsi. L’esplosione della Deepwater è avvenuta pochi momenti prima che iniziasse la chiusura del pozzo dal quale attualmente il greggio fuoriesce distruggendo l’ecosistema del Golfo del Messico.

Il problema rimane, ovviamente, quello di chiudere la falla. Mentre le compagnie coinvolte, la Transocean, proprietaria della piattaforma e la Hulliburton, responsabile di alcuni lavori fatti proprio sulla BP, oltre che ovviamente quest’ultima, “giocano al massacro reciproco”  e al conseguente scaricabarile e mentre il Senato U.S.A.  sta cercando di arginare proprio questo triste fenomeno, la BP ha gettato oggi una nuova cupola.

Quest’ultima struttura è più stretta, quasi cilindrica ed attraverso di essa la compagnia petrolifera che dovrà ripagare danni per miliardi di dollari, è intenzionata a scaricare tonnellate di detriti, per tentare di chiudere il buco e arrestare così’ la fuoriuscita della marea nera che appare tutt’ora invincibile.

La BP, come ha già dichiarato più volte, è aperta a tutte le soluzioni, ma in questi giorni dalla Russia è arrivata una proposta a dir poco estrema. La bomba atomica. In un articolo apparso oggi sul quotidiano più diffuso , il Komsomolskaya Pravda, i russi consigliano agli U.S.A. di utilizzare un’esplosione nucleare sotterranea per spingere le rocce prossime alla falla nel pozzo a chiudersi e fermare così l’uscita dei 750 000 litri quotidiani di greggio. Il quotidiano ha anche sostenuto che la stessa Russia ha utilizzato questo metodo per ben 5 volte e solo una di queste il risultato è stato negativo. Tale risultato è però consistito in un fungo atomico in superficie con conseguente fallout radioattivo. Arriva inoltre il monito rispetto al fatto che nessuno abbia mai testato un metodo simile negli abissi marini. Non ci sono quindi dati precisi in merito ad un eventuale riuscita o meno dell’operazione. Dalle stime degli esperti russi però, la probabilità di riuscire a chiudere il buco e  contestualmente ripulire il mare dal petrolio consisterebbe in circa l’80%.

Una prospettiva neanche tanto malvagia a onor del vero, ma se si verificasse “quel 20%”, i danni ambientali ( la popolazione  verrebbe, si spera, evacuata a livello precauzionale), nonostante tutto, risulterebbero infinitamente maggiori e come se non bastasse, sarebbe comunque difficile “identificare” una distanza di sicurezza valida nel tempo, senza contare gli incredibili problemi logistici che un’eventuale fuga radioattiva in superficie comporterebbe.

A.S.