Il mal di schiena può essere ereditario

Il mal di schiena è considerato la prima causa di assenza dal lavoro e sono circa 15 milioni gli italiani che ne soffrono.

La Commissione europea ha promosso e finanziato il progetto ‘Genodisc‘. Si tratta di un maxi studio al quale farà parte anche l’Italia con l’Irccs ortopedico Galeazzi di Milano, insieme ad altri 9 centri di ricerca europei, coordinati dall’università di Oxford nel Regno Unito.

L’Istituto Galeazzi ogni anno assiste circa 10 mila pazienti con problemi alla schiena e per circa 1.500 la soluzione è l’intervento chirurgico, mentre nella maggior parte dei casi si può ricorrere alla riabilitazione. L’Irccs di Milano è stato coinvolto nel progetto Genodisc per il suo alto numero di interventi alla colonna vertebrale.

Il progetto nasce con l’obiettivo di “identificare i ‘mattoni’ di Dna legati alla degenerazione del disco, considerata la principale responsabile della lombalgia cronica”. Si ritiene, infatti, che tra le principali cause della degenerazione discale vi sia una componente genetica, sebbene fino ad ora non si sia definita con precisione.

Marco Brayda-Bruno, responsabile dell’Unità operativa di chirurgia vertebrale III del Galeazzi, spiega “Il progetto, partito due anni fa, ha già portato al reclutamento di 150 pazienti volontari affetti da degenerazione discale di varia eziologia. Di questi pazienticirca un terzo sono stati sottoposti a intervento chirurgico nella nostra Unità operativa e in quella dei colleghi neurochirurghi, diretta da Maurizio Fornari. Durante l’intervento sono stati effettuati prelievi di materiale discale, poi utilizzati per studi strutturali, istochimici e di coltura cellulare per verificare la risposta delle cellule del disco agli stress da carico e all’invecchiamento.”

Altri tre centri clinici europei a Budapest (Ungheria), a Oxford (Gb) e a Lubiana (Slovenia) raccolgono i campioni di materiale discale per lo studio. Il Dna raccolto verrà analizzato nei prossimi due anni al Genoma Center di Helsinky (Finlandia).

Genodisc si occuperà anche di mettere a punto nuove tecniche come la Risonanza magnetica detta ‘di perfusionè, che permette di studiare le modalità e i tempi di penetrazione delle sostanze nutritive nel disco.

Tutto questo pone le fondamenta per sperare che in un futuro non lontano sarà migliorata la prevenzione e reso più efficace il trattamento precoce della degenerazione discale.

Caterina Cariello