Berlusconi cambia tattica: salva i magistrati ma attacca i giornali

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:51

Questa volta non c’è nessuna toga rossa da attaccare: sarà che all’orizzonte, quantomeno stando ai calendari ufficiali, non si intravedono importanti tornate elettorali o sarà che il premier è più preoccupato di quanto sembri dalla fronda finiana che fa della legalità una sua bandiera, ma Silvio Berlusconi ha adottato una tattica completamente innovativa per affrontare lo scandalo legato all’imprenditore Anemone, quella “nuova tangentopoli” che rischia di affondare, con il ministro Scajola, anche altri importanti pezzi di Governo.

Il Presidente del Consiglio, intervenendo oggi con una nota, dopo aver incontrato ieri sera il Capo della Protezione Civile Guido Bertolaso, a sua volta coinvolto nella “cricca” di Anemone, ha legittimato l’operato della magistratura, spiegando che “se ci saranno uno, due, tre casi di comportamenti illegittimi saranno i magistrati ad accertarlo” e a “intervenire con severita’ e decisione”.
Già nella serata di ieri, d’altronde, Berlusconi aveva auspicato “nessuna indulgenza” per coloro che, parole sue, si sono arricchiti alle sue spalle approfittando della sua fiducia.

Se si salvano i magistrati non si salvano, però, i giornalisti accusati dal premier di pubblicare vere e proprie “liste di prescrizione” e di alimentare “assurde isterie”.
E’ inaccettabile – ha detto, riferendosi alla lista pubblicata oggi da diversi quotidiani fra cui “Repubblica” e anche “Libero” diretto da Maurizio Belpietro – che l’elenco dei clienti di una azienda venga presentato dai giornali come una lista di colpevoli“.

Nonostante l’opposizione, dal Partito Democratico fino alla Federazione della Sinistra, ed anche autorevoli voci della magistratura vedano il rischio di uno scenario simile a Tangentopoli ed anzi perfino peggiore dato che i soldi che prima alcuni partiti illecitamente acquisivano adesso entrano direttamente nelle tasche del self made man di turno intenzionato ad arricchirsi per conto proprio, il Governo è fermo nel suo intento di rimandare al mittente una simile analisi della situazione attuale.
E, infatti, a dar manforte al Presidente del Consiglio, e alla sua teoria degli isolati, deprecabili, episodi amplificati dai soliti giornalisti, è sceso in campo in prima persona anche il ministro della Giustizia Angelino Alfano.

“Non credo – ha spiegato il guardasigilli – siamo di fronte a una Tangentopoli ma a episodi che se fossero veri meriterebbero una severa punizione“.

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