Caso Claps, la Polizia: abbiamo sbagliato

Potenza, 15 maggio. Il questore di Potenza Romolo Panico dichiara in queste ore di sentirsi in dovere di ammettere che ci sono state delle leggerezze ed alcuni errori durante le indagini sulla scomparsa di Elisa Claps, la studentessa della quale si era persa ogni traccia nel lontano 12 settembre del 1993, ed il cui cadavere è stato purtroppo ritrovato, facendo perdere definitivamente ogni vana speranza sulla sua sorte, nello s scorso 17 marzo, nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità, dove la giovane peraltro era stata vista viva per l’ultima volta da diverse persone durante una funzione religiosa. La chiesa, evidentemente, non era mai stata perlustrata a dovere, fino alla scoperta tristemente casuale di poco tempo fa.

“Nel passato”, ha detto Panico davanti alle telecamere del Tgr Basilicata, intervistato in occasione delle celebrazioni della Festa della Polizia, sono avvenuti da parte della Polizia “errori di sottovalutazione”. Ed è sceso anche in dettagli sulle investigazioni e sugli errori commessi, il questore Panico, come quello del mancato sequestro dei vestiti di Danilo Restivo, che è a tutt’oggi l’unico indagato per violenza sessuale, omicidio e occultamento di cadavere nel caso Claps. Sarebbe stato sbagliato, inoltre, anche io modo in cui fu gestita l’organizzazione delle “varie indagini portate fuori Italia” sul caso.

Tutto sommato, poi, riguardo le indagini, sono andate malino ma si chiude un occhio. “Io non critico assolutamente – ha detto infatti ancora il questore – ma credo che siano state fatte per un innocente depistaggio, ripeto per un innocente depistaggio”. E continua parlando di “delitti che per anni sono passati nel silenzio e che oggi stanno scuotendo le coscienze”, esprimendosi in questi termini: “Ogni conclusione, che oggi con semplicità viene segnalata quale lampante verità, dovrebbe attendere momenti più concreti prima di poter esser enunciata con certezza, perché quelle conclusioni contribuiscono a generare sgomento e lo creano anche in noi che siamo i primi a fare una necessaria autocritica”. E la domanda sorge in ogni caso, che sia spontaneo o meno, di fronte a queste “poliziesche” spiegazioni, ed è la seguante: conclusioni? Benissimo. Quali?
S. K.