Thailandia: coprifuoco e assalto finale a Bangkok

vittima tra le camicie rosse

Come tutto il mondo temeva è ormai giunta l’ora della resa dei conti nello scontro tra l’esercito e i manifestanti antigovernativi delle camicie rosse. Il bilancio di morti e feriti si aggarava ogni giorno di più, centinaia le vittime solamente partendo a contarle da giovedì scorso.

L’esercito ha di recente imposto il coprifuoco in alcuni quartieri di Bangkok e ha dato l’ultimatum definitivo ai manifestanti. Entro 24 ore dovranno disperdersi, l’alternativa è quella dello scontro diretto con i militari che provocherebbe una vera e propria strage. Il Governo ha dato il permesso e messo a disposizione i soldati per evacuare  donne e bambini  dalla “war zone”, allo scopo di non coinvolgere persone innocenti e altre dal conflitto, se l’assalto dovesse  malauguratamente diventare operativo.

La situazione si evolve minuto dopo minuto ad un ritmo persino difficile da seguire: Jatuporn Prompa, non più tardi di stamattina aveva rivolto una sorta di appello al Re Thailandese, Bhumibol Adulyadej, da 60 alla guida, soprattutto spirituale del paese, è infatti considerato da tutto il popolo quasi un dio in terra. Il sovrano è però ormai ultraottantenne ed è attualmente ricoverato in ospedale. Non si è mai espresso sulla pesantissima crisi politica che sta lacerando ormai da diverse settimanel il paese asiatico. “Tutti la pensiamo allo stesso modo’, il re e’ al nostra unica speranza” ha fatto sapere Prompa, aggiungendo poi che non sarebbe l’unica volta che il sovrano interviene in una crisi politica interna, anche di grave entità, risolvendola.

Dopo gli ultimi annunci del Governo però e della “manu militari”  la posizione delle camicie rosse è parzialmente mutata. Dal radicalismo estremo e dalla resistenza ad oltranza sembra si stia passando a posizione leggermente più o morbide. Uno dei leader del movimento verso mezzogiorno ha dichiarato che le camicie rosse si renderebbero disponibili ad una trattativa col Governo, a patto che nelle operazioni vengano coinvolte anche le Nazioni Unite. Questo, con tutta probabilità, allo scopo di evitare la strage annunciata dai militari che già hanno sparato diversi colpi su manifestanti disarmati.

Il popolo delle  camicie rosse è fervido sostenitore dell’ ex-premier Thaksin Shinawatra, benvoluto dai contadini, dai ceti meno abbienti del paese. La loro protesta si basa sulla presunta usurpazione del posto di Shinawatra da parte di Abhisit Vejjajiva, attuale leader, che eletto dal parlamento e non dal popolo non avrebbe il diritto di restare in carica. Quest’ultimo rappresenta maggiormente gli interessi e le cause della “borghesia” urbana contemporanea della Thailandia. Sull’ex premier Shinawatra pesa invece una condanna per corruzione ed un sequestro di ben 1 miliardo di euro. L’accusa ai suoi danni è quella di aver sfruttato la sua posizione di primo ministro per arricchirsi in modo smisurato.

A.S.