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Thailandia: tregua tra Governo e camicie rosse

A Bangkok avrebbe potuto essere il giorno della svolta. Il conflitto interno che sta lacerando il paese e che dura ormai da settimane, negli ultimi giorni era sfociato in una vera e propria guerriglia urbana. Il tiro dei cecchini aveva anche prima ferito e poi ucciso uno dei leader più importanti del movimento antigovernativo. Negli scontri, coinvolto anche un fotoreporter italiano, Flavio Signore, ferito di striscio alla schiena, fortunatamente senza nessuna conseguenza ulteriore.

Gli occhi del mondo sono puntati sulla tregua chiesta dalle camicie rosse in queste ore al Governo tahilandese. Ieri l’ultimatum aveva fatto temere il peggio per gli “ultimi” 5000 manifestanti che ancora riamenvano asserragliati nel quartiere finaziario di Bangkok, nonostante l’avviso estremo del Governo. Evacuati donne e bambini i portavoce istituzionali avevano fatto sapere che l’intervento con la forza atto a dispedere definitvamente la protesta  era imminente. Ma all’ultimatum, scaduto alle 10.00 di ieri mattina ( ora italiana), non ha avuto seguito l’attacco dell’esercito.

Molta preoccupazione veniva anche dal fatto che non si fosse riusciti a capire esattamente come le camicie rosse avessero preso la morte dello stratega militare ucciso da un cecchino.Tra l’altro  l’esercito aveva iniziato sparare anche sulla folla disarmata a scopo intimidatorio. Dalla richiesta di tregua provenuta da un altro dei leader del movimento la reazione sembra essere stata quella da tutti  più auspicabile. Per molte ore si era infatti temuta una riorganizzazione  atta a rinnovare le violenze da parte delle camicie rosse in seguito alla morte del loro leader militare.

Weng Tojirakarn, importante esponente dei pro-Shinawatra ha fatto sapere in conferenza stampa di aver accettato i colloqui col Governo. Quest’ultimo come condizione necessaria perchè “nessun altro proiettile” venga sparato dai soldati ha però messo l’abbandono del quartiere finanziario da parte delle camicie rosse. Un accordo vero però non è ancora stato trovato e la situazione è quindi ancora in sospeso. Al Governo è ora in analisi un piano per tagliare i fondi ai finanziatori dei manifestanti, favorevoli a Thaskin Shinawatra, sostenitore della “causa” contadina, ma condannato per corruzione e accusato di essersi arricchito sfruttando la sua posizione di Primo Ministro Thailandese.

Angelo Sanna

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