F1, La Toyota non tornerà nella “elitaria” F1

La conferenza stampa di novembre con le lacrime del direttore sportivo ad accompagnare il ritiro del colosso nipponico ha certamente segnato un intero periodo nella storia della F1. Il suo arrivo targato 2001 aveva fatto nascere la cosiddetta era dei “grandi costruttori” e il suo ritiro ne ha anche tracciato inevitabilmente la fine. Un decennio ove si pensava di cambiare in meglio il campionato motoristico più famoso al mondo, ma che col senno di poi ha compiuto l’esatto opposto.

Grandi costruttori appunto, e quindi grandi investimenti. Investimenti che hanno accelerato l’innovazione e la ricerca, trasformando le vetture di F1 in veri e propri prototipi aerei sempre più lontani e concettualmente differenti rispetto al mondo automobilistico. Vetture in grado di “volare” nei circuiti., non più di correre. Ed ora è proprio la Toyota che oggi afferma questo. Proprio quella scuderie che aveva puntato molto sul mondo della F1, ora che ne è fuori ne sottolinea quasi cinicamente problemi e contraddizioni.

A parlare è il responsabile motorsport Tadashi Yamashina che giustifica la decisione del ritiro con l’intenzione di avere un contatto più stretto con il grande pubblico: “La Formula 1 rimane la massima categoria del motorsport, ma è diventata troppo elitaria. La decisione era già nell’aria da tempo, e la crisi l’ha solo accelerata. Il presidente Toyoda vuole che le nostre attività sportive siano più vicine al cliente, e tra la F1 e chi compra Toyota c’è una grandissima distanza.” Una realtà, che molti cercano di nascondere.

Forse è questo il vero problema, perchè è dallo sviluppo eccessivo che sono nati tutte le trovate aerodinamiche per rendere le monoposto più veloci e di conseguenza meno capaci di compiere sorpassi. Un calo dello spettacolo, un calo dell’interesse del pubblico. Inoltre i vari scandali non hanno fatto altro che peggiorare la situazione.

Che fare dunque?? La F1 deve rimanere il massimo dello sport automobilistico. Si cadrebbe in errore se tutto il lavoro svolto di punto in bianco venissi cancellato, perchè la F1 perderebbe semplicemente il suo significato. Ma in mezzo a tutta questa evoluzione e ricerca si può anche trovare una soluzione riguardo lo spettacolo in pista (così forsennatamente cercato dalla FIA) e di naturale conseguenza quel contatto del grande pubblico che oggi manca. L’anno 2013 è segnato in calendario come punto di svolta per la F1, chissà che non sia la volta buona.

Riccardo Cangini