Somalia: Ban Ki-moon chiede aiuto alla Turchia

Ban Ki-moon

Ban Ki-moon, segretario generale delle Nazioni Unite, fa la voce grossa per intimare ai vari Paesi ad esercitare un pressione che faccia uscire la Somalia dalla sua situazione vigente.

Ad Istanbul, sede di una conferenza indetta dallo stesso segretario ONU, sono intervenuti rappresentanti di molti Paesi, 55 per l’esattezza, affiancati da 12 organizzazioni internazionali.

Era da tempo che la questione Somalia non veniva messa su di un tavolo e ridiscussa, tempo in cui la Somalia, a causa di una guerra civile, era scesa nel caos più totale.

Ban Ki-moon è stato tassativo e categorico: il Governo federale di Transizione, guidato dal leader somalo Sheikh Sharif Sheikh Ahmed, deve essere assolutamente sostenuto e la lotta alla pirateria debellata.

Infatti, da molto tempo, nel Corno d’Africa, imperversano i pirati somali, gente armata solo con fucili e granate. Assaltano qualsiasi nave si porti a loro tiro. Un mese fa era stata assaltata e tenuta in ostaggio una nave contenente tonnellate di petrolio. Nave cisterna salvata in seguito dalla task force russa.

Il segretario generale ribadisce che se non si raddoppiano gli sforzi, la Somalia è destinata a rimanere nel caos più totale e potrebbe anche collassare su se stessa.

Ora come ora la situazione in Somalia è rimasta stabilmente nel caos per via degli aiuti ricevuti da Uganda e Burundi sotto il segno dell’Unione Africana, altrimenti sarebbe già crollata sotto i colpi degli insorti islamici.

Ban Ki-moon fa dunque la voce grossa contro il Governo di Mogadiscio, dichiarando che dovrà cominciare a dare i servizi necessari alla popolazione, servizi che per altro le erano stati tolti qualche anno fa.

Inoltre ha confermato il controllo dei conti dei colonnelli somali. Infatti pare che i suddetti colonnelli mandino nei loro conti esteri i soldi destinati ai salari dei militari.

Per poter ristabilire l’ordine nella Nazione del Corno d’Africa, si è fatta avanti la Turchia che sta salendo notevolmente nella diplomazia mondiale grazie ai suoi interventi in alcune delicate situazioni.

Recep Tayyp Erdogan, presidente turco, ha infatti indetto varie missioni umanitarie volte ad innalzare il prestigio della Nazione e di Ankara; tra le missioni: sostegno alle attività per non redarguire l’Iran nel Trattato di non proliferazione, aiuti umanitari mandati via mare per ristabilire l’oppressione di Hamas nella Striscia di Gaza.

La Nazione che ora deve stare attenta all’innalzamento di gradimento della Turchia è proprio l’Italia che a causa del suo distaccamento in Africa (solo il sottosegretario Stefania Craxi a presenziare alla conferenza e Frattini ministro part-time nell’amministrazione africana), potrebbe perdere voti nella graduatoria.

Balcani, Medio Oriente, Iran, Caucaso, East Africa e Africa, sono gli obbiettivi comuni di Turchia e Italia, ma lo stivale non ha delegati sufficienti in quelle zone e l’ascesa di Ankara, che copre con i suoi ministri le zone africane, sembra inevitabile, a discapito della nostra Italia.

Infatti, nel favore europeo, la snobbata Turchia guadagna punti, anche agli occhi di due importanti nomi come il ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner e il presidente di turno dell’Unione Europea Miguel Angel Moratinos.

L’Italia dunque rischia di perdere i favori europei e la Turchia, impegnata a ristabilire grossi grattacapi mondiali, se la situazione rimarrà invariata, acquisterà il posto della nostra Nazione.

di Andrea Bandolin