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A Palermo Hitler diventa testimonial di moda

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Un enorme cartellone pubblicitario, posto all’incrocio tra Viale della Regione e Corso Calatafimi a Palermo rischia di infiammare una violenta polemica. Su di esso un inedito Adolf  Hitler, con divisa rosa choc e cuore rosso in luogo della svastica, campeggia trionfante, mentre il claim pubblicitario recita: “Cambia style. Don’t follow your leader” (Cambia stile. Non seguire il tuo leader).

Un invito a disdegnare le mode del momento e a ricercare uno stile più personalizzato che i proprietari di un negozio di abbigliamento del capoluogo siciliano hanno voluto lanciare ricorrendo alla provocazione e coinvolgendo un testimonial “scomodo”, che ha inevitabilmente attirato l’attenzione di cittadini e amministratori. Molti palermitani, urtati dal messaggio pubblicitario, hanno infatti deciso di prendere carta e penna per denunciare quanto successo al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, mentre un gruppo di consiglieri del Pd ha deciso di portare in aula la questione sul cartellone “politically uncorrect”.

Ma la reazione più stizzita è stata quella dell’Anpi (Associazione nazionale partigiani d’Italia). Il presidente Ottavio Navarra ha inviato una lettera aperta al sindaco di Palermo, Diego Cammarata e ai vertici delle forze dell’ordine e della magistratura: “Non comprendiamo – ha scritto – come le autorità cittadine abbiano potuto consentire la installazione di tale cartello e ne chiediamo come Anpi di Palermo l’immediata rimozione. Questo grave fatto turba gli animi dei democratici palermitani, offende quanti hanno combattuto per abbattere il nazifascismo e viola i nostri principi democratici e costituzionali”.

A tentare la difesa della trovata pubblicitaria, è invece l’agenzia che ha promosso il “restyling” del Fuhrer: “Il nostro slogan è ‘New style’ – ha spiegato il titolare Daniele Manno – abbiamo ridicolizzato Hitler invitando i ragazzi a seguire un proprio stile, evitando di farsi condizionare dai leader. Tra qualche settimana realizzeremo altri manifesti con l’immagine di Mao Zedong”. Una spiegazione che non  ha convinto gli infuriati accusatori, propensi a rintracciare nel manifesto pubblicitario un’insidiosa apologia del nazifascismo. O quanto meno, una provocazione di cattivo gusto.

Maria Saporito

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