Antibiotici: un uso sbagliato produce la resistenza al farmaco di un anno

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:16

La resistenza agli antibiotici è un problema sempre attuale, sia in termini di efficacia clinica, sia in termini di sanità pubblica. In questo senso i dati epidemiologici più recenti indicano che circa il 10% dei ceppi di S. pneumoniae risultano resistenti alle penicilline. Gli antibiotici devono essere utilizzati in modo corretto, solo quando servono davvero e secondo le prescrizioni del medico, rispettando le sue indicazioni per dosaggio e durata della terapia.

E' importante usare in modo corretto gli antibiotici

Un ciclo di antibiotici utilizzato in maniera errata aumenta, infatti, del 50% il rischio di sviluppo di resistenza al farmaco per almeno un anno. Quello della resistenza agli antibiotici da parte di certi ceppi batterici, anche molto aggressivi e pericolosi, è un fatto noto che da diverso tempo ormai desta preoccupazione presso gli ambienti medici.  Lo ha reso noto una ricerca pubblicata dal British Medical Journal, che ha analizzato i dati relativi a 24 studi già esistenti sulla resistenza agli antibiotici da parte dei pazienti di cure primarie come le infezioni delle vie respiratorie ( tosse, catarro, dispnea, febbre, dolore toracico, dolore muscolare, cefalea etc). Quella dell’errata prescrizione degli antibiotici, soprattutto in caso di infezioni virali che non vengono intaccate da questi farmaci, è un’emergenza crescente soprattutto in Europa, dove si moltiplicano gli appelli ad un uso responsabile. La ricerca ha analizzato che tutti i pazienti a cui era stato prescritto un antibiotico hanno poi sviluppato una resistenza al farmaco: “L’effetto è maggiore nel primo mese dopo la prescrizione – scrivono gli esperti – ma può essere registrato per almeno un anno. Proprio questo effetto residuo potrebbe essere responsabile dello sviluppo della resistenza nella popolazione, che in Gran Bretagna arriva al 40% per alcuni antibiotici”.

Il problema della resistenza si fa sempre più drammatico, in particolare negli ospedali e nelle sale chirurgiche dove può essere d’intralcio nella buona conduzione di operazioni complesse come, per esempio, i trapianti d’organi. L’unico modo per evitare il “circolo vizioso della resistenza” è quello di evitare l’uso iniziale degli antibiotici, per quanto possibile. Nonostante queste evidenze, gli scienziati ritengono che la maggior parte di questi effetti sia destinata a scomparire nel giro di un anno permettendo ai pazienti di riprendere un’eventuale cura. Tuttavia, fanno notare i ricercatori, queste ricerche richiedono più studi clinici per rafforzare la base concreta.

Adriana Ruggeri

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