Singapore: sventato disastro ambientale, fermata la marea nera dopo collisione tra navi

Dopo il disastro ambientale causato dall’affondamento della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon nel Golfo del Messico lo scorso 22 aprile, un altro caso simile, questa volta in Malaysia, a 13 miglia dalla costa orientale di Singapore, riapre il dibattito sul trasporto di petrolio via mare.

Alle 6 ora locale (le 23 di lunedì in Italia), infatti, altre 2.000 tonnellate di greggio, sono finite nelle acque al largo di Singapore dopo una collisione tra una petroliera e un cargo. A scontrarsi sono state la nave cisterna Bunga Kelena 3 e la Mt Waily.

La collisione ha causato uno squarcio di 10 metri sul lato sinistro della cisterna”, ha spiegato il comandante  bin Abdul Wahab. La Bunga Kelena 3 è una petroliera del 1998 con una portata lorda di 105.784 tonnellate.

Stamattina, tuttavia, è rientrato l’allarme disastro ambientale poiché, come è stato reso noto in un comunicato dall’Autorità Marittima e Portuale, la fuoriuscita del greggio è stata arginata e non si diffonderà al di fuori della zona di contenimento.

In una nota si legge che soltanto “piccole chiazze di petrolio” sono state avvistate nei pressi di una base navale vicina all’aeroporto di Changi. Oltre a questo il greggio, come si legge infine sul testo, non ha raggiunto le coste di Singapore.

Per circoscrivere la macchia di petrolio sono intervenute una ventina di navi appositamente equipaggiate che sono riuscite nell’intento di bloccare la marea nera. La macchia di greggio aveva raggiunto i quattro chilometri di lunghezza e uno di larghezza.

Il greggio finito nelle acque della Malaysia equivale a 15.000 barili, ossia meno del 10 percento di di quanto è già stato riversato nel Golfo del Messico dal pozzo petrolifero della Bp.

Va ricordato che il trasporto di greggio via mare rappresenta il 55-60 percento degli scambi internazionali, per un volume complessivo di circa 30 milioni di barili al giorno. L’incidente in Malaysia è solo l’ultimo di una lunga serie. È ormai memoria collettiva, per fare alcuni esempi, il disastro della petroliera Erika che nel dicembre 1999 si spezzò in due al largo della Francia inquinando oltre 450 Km di coste britanniche o il disastro della petroliera Prestige in Spagna in cui vennero riversate in mare 77.000 tonnellate di geggio.

Si sente l’urgenza di prendere decisioni a riguardo. Sempre prima che il mare non diventi innaturalmente silenzioso e il suo colore un uniforme nero petrolio.

Rosa Ricchiuti