Spagna: passa il decreto anti-crisi, ma è l’opposizione a salvare Zapatero

José Luis Zapatero

“Io dormirò tranquillo, perché so che il mio miglior nemico veglia su di me”. Per quanto paradossale questa citazione da “Il buono, il brutto e il cattivo” sembra adattarsi perfettamente alla situazione del premier spagnolo José Luis Zapatero, il cui governo non è caduto proprio grazie ad un’astensione di parte dell’opposizione. L’occasione è stata la votazione del tanto discusso decreto anti-crisi, una manovra da 15 miliardi di euro che dovrebbe risanare i conti pubblici della Spagna.Al voto cruciale di oggi hanno partecipato tutti i 350 membri del Congresso: per il governo hanno votato solo i 169 socialisti, i “no” sono stati 168, 13 le astensioni. È stato un solo voto di scarto, dunque, a salvare le sorti del governo socialista.

Una manovra impopolare questa del decreto anti-crisi, che è già costata a Zapatero le critiche di opposizione, dipendenti pubblici e sindacati. Di fatto il premier spagnolo è stato costretto a varare la manovra di austerity sotto le pressioni di Obama e dell’Unione Europea, che hanno spinto per un veloce riassestamento del debito pubblico spagnolo, in forte deficit negli ultimi anni.

Il provvedimento, decisamente sostanzioso, ha diversi punti nodali: in primis oltre 6 miliardi di tagli agli investimenti pubblici quest’anno e il prossimo, oltre  alla soppressione del contributo ai nuovi nati di 2.500 euro a famiglia, alla riduzione di 13.000 posti di lavoro nel pubblico quest’anno e una riduzione media delle retribuzioni statali del 5% nel 2010, seguita da un congelamento nel 2011. Negli ultimi giorni Zapatero ha anche annunciato un aumento della pressione fiscale sui redditi più elevati, dopo aver decurtato oltre mille euro mensili anche dal suo stesso stipendio.

Zapatero salvato dunque dall’opposizione: ma il prezzo da pagare è alto. L’opposizione chiede ora apertamente le sue dimissioni e scommette su una caduta dell’esecutivo a fine anno, quando il governo socialista minoritario dovrà cercare di fare approvare il Dpef per il 2011. Oggi alla Camera Zapatero è stato lasciato solo dal partito nazionalista basco Pnv, che negli ultimi due anni è stato la “stampella” dei socialisti al momento del voto del bilancio dello stato. Il Pnv ha votato con il Partido Popular di Mariano Rajoy contro la manovra. La testa di Zapatero, mai come oggi, sembra appesa ad un filo.

Roberto Del Bove