Bordighera: crisi di nervi per un Playstation dipendente

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:58

Interno di una casa come tante altre, la camera zooma su un particolare abusato: un ragazzino inghiottito dallo schermo che proietta le immagini del suo videogioco preferito. Il padre, spazientito, si avvicina al televisore e lo spegne, invitando il quattordicenne ad andare a letto. Quella appena descritta non è la sceneggiatura dell’ultimo film generazionale presente nelle sale, ma la cronaca di quanto avvenuto due sere fa in un appartamento di Bordighera (Imperia).

Protagonisti un figlio di 14 anni, Playstation dipendente, e un padre che, dopo aver ripetutamente sollecitato l’adolescente a spegnere la Tv, ha deciso di intervenire direttamente. Nel modo più duro. Una decisione che non è piaciuta al figlio il quale si è diretto nella sua stanza in preda alla rabbia e ha iniziato a prendere a testate il muro. La sua reazione eccessiva, una vera e propria crisi di nervi, ha impaurito entrambi i genitori, incapaci di rabbonire il figlio momentaneamente “invasato”. Tanto da spingerli a  chiedere l’intervento del 118. Solo quando i sanitari hanno fatto capolino nella sua stanza, il 14enne ha smesso di tirare testate contro il muro, dimostrando che la sua era stata solo una reazione isterica, ostentata per firmare la sua personalissima “vendetta” contro il padre.

In un primo momento, infatti, i due genitori avevano temuto che la crisi del ragazzo potesse essere ricondotta alla sindrome da sovraesposizione a videogames (una controindicazione illustrata sulle confezioni della nota consolle), ma l’intervento dei medici del 118 ha smascherato il “disegno” del figlio incontinente, che avrebbe potuto arrecarsi danni ben maggiori rispetto al semplice bernoccolo comparso sulla fronte, dopo i ripetuti colpi assesstati alla parete della sua camera.

Gli operatori del 118, che hanno diagnosticato una “semplice” crisi isterica,  hanno quindi allertato i carabinieri di Imperia i quali hanno deciso di considerare l’episodio una lite familiare, non suscettibile di provvedimenti. Una scena di ordinaria follia casalinga che impone una riflessione sui metodi di educazione da adottare nell’era della “bulimia” tecnologica.

Questo episodio – ha commentato Gianni Sciolè, psicoterapeuta di Ventimiglia e di Bordighera – è sintomatico di un sistema da curare. Bisogna cercare di delimitare confini, stabilendo regole all’interno della famiglia sugli orari per svagarsi con i videogiochi e utilizzare il computer, da Facebook ad altri percorsi sul web. L’uso di questi strumenti tecnologici – ha continuato lo specialista – crea una dipendenza: rappresentano anch’essi un meccanismo illusionale come la droga e l’alcool. Se utilizzati in modo corretto possono rivelarsi utili per la crescita, in caso contrario diventano molto pericolosi. Fino ad arrestare la crescita individuale – ha concluso – a un livello infantile o adolescenziale”.

Maria Saporito

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