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Il clima continua a cambiare, in peggio

Secondo i dati di un’ importante ricerca presentata dal Prof. Orombelli durante una recente conferenza sul tema tenutasi presso l’Università di Milano-Bicocca, ed organizzata dallo stesso Ateneo, i cambiamenti climatici nel mondo sarebbero ancora in atto, contrariamente a ciò che un freddo inverno e una primavera che ha portato molta acqua potrebbero far pensare.“Non bisogna farsi ingannare da condizioni meteorologiche locali e temporali  Il cambiamento climatico è tutt’ora in atto e vi sono numerosi sintomi di un aggravarsi dei suoi effetti” ,ha spiegato lo stesso Prof. Orombelli.

Stando a ciò che è emerso dai dati, pressochè tutte le variabili indicanti un cambiamento climatico strutturale, portano a pensare ad un costante peggioramento del clima. Ad esempio “stratificando”  la temperatura del pianeta per decenni, si nota come ognuno di questi preso in considerazione risulti più caldo del suo “collega” precedente ed il suddetto caldo non può certo essere visto come un qualcosa di sempre positivo. L’aumento della temperatura può infatti indicare un maggiore effetto serra.

Sempre sull’argomento temperatura, il  “Goddard Institute for Space Studies della NASA” ha elaborato una serie di  calcoli dai quali è risultato che  il quadrimentre gennaio-aprile 2010, sia stato quello più caldo dal 1880 ( i dati sono intesi a livello mondiale, non in Italia, dove ci si è lungamente accorti di essere un’anomalia in questo senso), soprattutto nell’Artico, con il conseguente scioglimento dei ghiacciai. Un altro problema strutturale sono proprio loro infatti, i “ghiacci eterni” continuano a decrescere, ad assottigliarsi. Sempre secondo gli stessi dati il 2009 sarebbe  stato l’anno più caldo dal 1850. Dal 2002 allo stesso 2009 alcune stime basate su  “misure gravimetriche” hannno indicato una perdita di 1500 tonnellate di ghiaccio, solo nel territorio della Groenlandia. Una riduzione dell 85% invece avrebbe caratterizzato la consistenza dei ghiacciai montani considerati “intoccabili” come ad esempio quello del Kilimangiaro.

In forte aumento anche la quantità di CO2 nell’aria, diminuita di poco solo nel 2009 a causa della crisi economica, che ha determinato flussi  generalizzati di produzione e consumo di molto minori. Il centro della questione sta infatti proprio qui: è, sostanzialmente, l’uomo a creare tutti questi gravi disturbi e ad arrecare ingenti danni all’ambiente che automaticamente risponde agli stimoli negativi umani, peggiorando molto in fretta.

Seppure nel lunghissimo periodo ( millenni) il clima ha subìto innumerevoli cambiamenti anche piuttosto repentini, negli ultimo 800 000 anni, la concentrazione di co2 e di metano non è mai arrivata a concentrazioni simili e il veloce aumento della temperatura  che si sta verificando in questi ultimi decenni è , appunto, troppo rapido per avere cause esclusivamente naturali. La lunga mano dell’uomo pare quindi stia influenzando in modo negativo le condizioni climatiche del pianeta oltre che le risorse ambientali.

Angelo Sanna