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Kumi Naidoo (Greenpeace): “Condanniamo gli attacchi alla flotta umanitaria”

In una nota diffusa oggi da tutti i siti nazionali dell’organizzazione non goverantiva Greenpeace, il Direttore esecutivo Kumi Naidoo esprime la condanna, a nome di tutta l’organizzazione, nei confronti l’uso della forza negli scontri che hanno portato al ferimento e alla morte di attivisti e soldati nel Mediterraneo Orientale. Naidoo, che si riferisce ai fatti avvenuti lo scorso 31 di maggio, esprime la propria preoccupazione per la perdita, così assurda, di vite umane ed invia il proprio messaggio di cordoglio alle famiglie e ai cari delle persone rimaste uccise.

“Promuovere la pace e la non violenza è al centro della missione di Greenpeace e di tutto quello che facciamo. – è il commento del direttore esecutivo di Greenpeace International – Crediamo nel diritto a protestare in modo pacifico e all’attivismo non violento. Greenpeace sostiene la richiesta per la definizione immediata di un comitato di inchiesta che faccia luce sui tragici avvenimenti del 31maggio scorso e sosteniamo anche la richiesta della cessazione dell’attuale blocco della striscia di Gaza per consentire di soddisfare gli urgenti bisogni di carattere umanitario della zona”.

In conclusione Kumi Naidoo aggiunge: “L’unica garanzia di sicurezza per il Medio Oriente, inclusa Israele e i Paesi confinanti, è il ritorno ai negoziati di pace tra Israele, l’Autorità Palestinese e gli Stati Arabi; noi facciamo appello a tutte le Parti perché si impegnino in negoziati di pace per il bene della regione e del suo futuro”.

L’episodio a cui fa riferimento Kumi Naidoo è l’assalto israeliano contro una flottiglia multinazionale che portava aiuti umanitari a Gaza. L’attacco ha provocato una strage con una decina di morti e numerosi feriti. Universale è stata l’indignazione ed il coro di condanna per il bagno di sangue. Su una delle navi c’erano anche quattro italiani, fortunatamente tutti illesi. Numerose le manifestazioni di protesta soprattutto da parte dei movimenti pro Palestina. In Italia si è temuto il peggio quando il corteo dei manifestanti si è avvicinato nei pressi del ghetto ebraico. Nonostante la forte tensione e l’intervento delle forze dell’ordine, la situazione non è precipitata in aggressioni o ulteriori attacchi di violenza.

di Roberto D’Amico