Ohio: Conklin Dairy, la fattoria degli orrori

In tutto il mondo è ormai tristemente conosciuta  con questo appellativo: ” la fattoria degli orrori”. Da alcuni giorni in rete circola un video di una crudeltà che definire agghiacciante è  davvero troppo poco. Vitelli presi a pugni , scaraventati a terra e calpestati, per poi saltarci sopra con tutto il peso del corpo, mucche prese a sprangate in faccia continuativamente  per decine di secondi, infilzate con il forcone, prese a pugni sulle mammelle e chissà cos’altro ancora non è stato possibile filmare. Il documento, girato di nascosto dall’associazione animalista americana “Mercy For Animals“, ha fatto in breve tempo il giro del mondo, sulla questione anche una petizione che ha raccolto 11 mila fime.

A quanto riporta il blog “World Dairy Diary” che ha ripreso il documento dalla fonte originaria, la ABN, un’emittente radiofonica dell’Ohio  “dedicata” agli agricoltori, i titolari della fattoria incriminata avrebbero immediatamente provveduto a licenziare il responsabile degli inauditi abusi sui bovini: questa la dichiarazione di un portavoce dell’azienda:

“As fourth-generation farmers, our family takes the care of our cows and calves very seriously. We take equally seriously the allegations that have been made about our farm operation and the mistreatment of our animals” , che tradotto, suona più o meno così. “Da quattro generazioni, la nostra famiglia si prende cura di mucche e vitelli molto seriamente. Allo stesso modo prendiamo seriamente le affermazioni circa il modo di operare della nostra fattoria e gli abusi sui nostri animali.”

A queste affermazioni sono seguite diverse altre dichiarazioni, in cui viene spiegato che la Conklin Dairy sta collaborando con le autorità per monitorare la situazione all’interno della fattoria, oltre al fatto di aver lanciato un’indagine interna e condurre colloqui singoli con ogni lavorante.

Nel video però, i “lavoranti” che si accaniscono sulle vittime  sembrano essere almeno due. Uno di questi  spiega addirittura a qualcuno che evidentemente non sapeva essere provvisto di telecamera, cosa ha appena fatto ai poveri bovini; e così ne escono frasi come “gli ho spaccato la coda in tre punti” oppure  ” ho picchiato quella stronza ( la mucca) fino a quando non le è venuta una faccia grande così” ( aiutandosi con i gesti per farsi capire) e tutto questo lo fa ridendo e mostrando  più di una punta di orgoglio. Questa persona, faticando a chiamarla in tal modo, riesce addirittura a “conversare” con un vitello che probabilmente non stava fermo quanto secondo la stessa avrebbe dovuto, dicendogli testualmente “ok, mi hai fatto impazzire vitello, ti ho dato una possibilità“; alla frase seguono alcune spaventose violenze sulla povera bestia. Il soggetto in questione parla con un vitello, ma crede anche che possa rispondergli?  Davvero pensa che il vitello abbia capito che doveva stare fermo?

Ciò che rende increduli, è l’apparente sadismo, di un livello impensabile quanto inutile di questo individuo in particolare, nel video, tra l’altro,viene ripreso quasi sempre lui. La proposta (provocatoria) è quella di togliere ai responsabili ogni diritto civile e non per una questione di rabbia o  vendetta ma perchè alla vista di scene così gratuitamente cruente, molte  domande si pongono. Ci si chiede, ad esempio, come è possibile, far rientrare nella stessa categoria biologica un missionario, religioso o laico che sia, e un individuo che calpesta con inaudita convinzione un vitello. Come è possibile far rientrare nella stessa categoria biologica un volontario che gli animali cerca in qualche modo di aiutarli e uno che invece  pare divertirsi a torturarli? Com’è possibile far rientrare nella stessa categoria biologica un operaio ( categoria di lavoratore presa del tutto casualmente), al quale magari nulla importa degli animali, ma che non si sognerebbe mai nemmeno di pensare le crudeltà documentate dal video girato da Mercy For Animals? Il primo è davvero uguale in qualcosa a tutti gli altri?  E se si, in cosa, a parte la struttura fisica antropomorfa?

In molti poi si chiedono come sia stato possibile che  i titolari non si siano accorti di nulla; se forse risulta difficile  accorgersi dei danni di decine di pugni e calci sferrati alle povere mucche è molto più difficile non accorgersi del risultato delle sprangate in faccia, o dei colpi di forcone nel costato, i segni di tali gesti infatti rimangono ben visibili anche all’esterno. Dubbi sussitono anche sul fatto che “Conklin Dairy” sia un caso isolato;  alcuni commenti sul blog citato precedentemente, ma anche su altri,insinuano infatti il dubbio che quel modo di operare con i bovini sia parte della “cultura del posto”.

Per chi volesse protestare, il fatto che analoghe  violenze vengano compiute quotidianamente anche su esseri umani, non è certo un buon motivo per non occuparsi di quelle perpetrate ai danni degli animali. Il principio guida è infatti sempre lo stesso: il sopruso e lo sfruttamento dei più deboli, la sensazione di chi questi barbari atti compie di sentirsi onnipotente, al di sopra di ogni possibile legge, anche quelle morali.

A questo link (la pagina  originale del sito dell’MFA) è possibile visionare il tragico filmato, link che riportiamo a  puro scopo di denuncia sociale dell’accaduto e che appositamente non è stato inserito  nel portale della presente testata. LE SCENE CONTENUTE POTREBBERO GRAVEMENTE TURBARE LA SENSIBILITA’ DEGLI SPETTATORI, PERTANTO LA VISIONE E’ FORTEMENTE SCONSIGLIATA A CHIUNQUE POSSA SENTIRSI COLPITO NEL DOVER AFFRONTARE  CONTENUTI DI TIPO OLTREMODO CRUENTO.

Angelo Sanna