Il generale e Anemone a cena

 Quando il 14 ottobre del 2008 ci fu la perquisizione della Guardia di finanza negli uffici di Diego Anemone e suo fratello Daniele, l’imprenditore, che si trovava alla Maddalena per seguire i lavori del G8, agitato, chiedeva al telefono al suo amico imprenditore, Piero Murino, di far accorrere immediatamente un alto ufficiale delle Fiamme gialle per impedire agli uomini della tributaria di sequestrare il “libro mastro”, su cui comparivano 412 nomi (ora agli atti finiti nell’inchiesta di Perugia). E in quella concitata richiesta d’intervento urgente, Anemone quasi prega il suo interlocutore di contattare e rapidamente “il commensale“, l’uomo in divisa con cui lui e Murino hanno cenato la sera prima.

Gli inquirenti hanno avuto un bel da fare per capire chi fosse il terzo uomo di quella cena e ai numerosi perché inevasi, almeno si è giunti all’identità: è il generale Paolo Poletti, ex capo di stato maggiore delle Fiamme gialle, attualmente vicedirettore dell’Aisi, il servizio segreto civile, ex Sisde.

Come una spy story, il nome dell’alto ufficiale è stato comunicato agli ambienti investigativi da uno 007 , questi ha confermato la disponibilità del generale Poletti pronto a chiarire i suoi rapporti con Diego Anemone e Piero Murino.

L’ammissione per la verità sarebbe unicamente sui rapporti, spesso anche cene, con i due costruttori, ma nega con fermezza l’incontro della sera prima della perquisizione, come di essere intervenuto per influenzare il lavoro dei suoi uomini per favorire Diego Anemone.

Il nome di Poletti in realtà è presente compare anche nella lista di Anemone, trovata il 14 ottobre 2008 dalla Finanza nel pc dell’imprenditore.

E vi si legge: “Via Ofanto-Poletti“. Abitazione questa, di Propaganda Fide, l’ente del Vaticano che affittava i suoi appartamenti, su segnalazione di Angelo Balducci, a politici, militari e funzionari pubblici. Il generale non è indagato (lo era stato nell’inchiesta “Why Not“, occasione in cui fu anche perquisito) e non è stato ancora interrogato.

E’ però nella “lista d’attesa” dei pm di Perugia Alessia Tavernese e Sergio Sottani che stanno studiando il libro mastro di Anemone, che tentano di capire chi pagava regolarmente e chi invece si faceva ristrutturare case gratuitamente.

Nell’intercettazione del 14 ottobre del 14 ottobre 2008, si discute inoltre di una cena a tre, Anemone, Murino e un generale delle Fiamme gialle, questa conversazione per gli inquirenti, pare sia la conferma del rapporto che legava Anemone alla Guardia di finanza.

Certo è il rapporto con il generale Pittorru, iscritto nel registro degli indagati, tralaltro il costruttore romano gli fece dono di due lussuose abitazioni sborsate dall’architetto Angelo Zampolini, uomo di fiducia di Anemone, lo stesso che contribuì con 900 mila euro all’acquisto dell’appartamento di Claudio Scajola.

Quando gli investigatori ed i pm di Perugia da una telefonata tra Anemone e suo fratelo Daniele scoprono della cena, il costruttore è in Sardegna. Il fratello allora lo avverte che la Finanza sta controllando il loro ufficio e del commercialista Stefano Gazzani: “Diè, ci abbiamo la Guardia di finanza in ufficio, stanno a fare un controllo sul 2006… non so su quale società“. Dopo un po’ Anemone telefona al suo amico Piero Murino, per chiedergli di contatatre il generale. “Piero tu sei intelligente e mi segui. Ascolta, quel terzo commensale ieri sera. Io c’ho i ragazzi suoi… capito che ti sto a dire?”. Murino capisce, Anemone allora lo invita a “fare un primo passaggio, ci devi andare a parlare“.

Poi i due decidono di vedersi in via XXI aprile (dove ha sede il comando generale della Guardia di finanza).

Le intercettazioni, allora si fanno agitate. Il fratello gli dice di “sistemare ‘sta cosa’ perché gli hanno aperto il computer dove ci ho i conti, ci ho tutti i cazzi“. E addirittura la segretaria di Anemone, Anna Curtace conferma al telefono “c’è questo e l’altro mondo“.

Chiara Pannullo