Napolitano in Piemonte: L’unità nazionale non mortifica autonomie

E’stato un incontro all’insegna della più totale distensione, quello che si è svolto ieri a Torino tra il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano e il neo governatore del Piemonte, Roberto Cota. Nessun attrito tra il garante dell’unità d’Italia e l’alfiere del federalismo, ma solo strette di mano, larghi sorrisi e promesse di collaborazione.

“Non è vero che ci sia indifferenza tra i cittadini italiani verso le celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia – ha esordito l’inquilino del Quirinale – Penso che quando le iniziative si diffonderanno in tutto il Paese, e prenderà corpo l’intero programma delle celebrazioni, si potrà verificare che c’è interesse e partecipazione culturale”. Il primo tassello al quadro auspicato da Napolitano è stato posto ieri, in occasione della presentazione di “Esperienza Italia” – l’iniziativa che si svolgerà a Torino dal 17 marzo al 20 novembre 2011 per festeggiare le eccellenze italiane – su cui ha posto la firma proprio il governatore leghista.

“E’ vero – ha continuato il presidente della Repubblica – che lo Stato unitario nacque nel 1861 con una forte impronta centralizzatrice, all’insegna di un’uniformità che ha rappresentato un vizio di origine. Ma poi ha avuto una fondamentale correzione, per non dire una svolta, nel 1945 con la fine del fascismo. Nel 1947, quando fu scritta la Costituzione della Repubblica – ha spiegato Napolitano – furono istituite le Regioni a statuto speciale e l’articolo 5 legò l’unità e l’indivisibilità della nazione italiana alla promozione delle autonomie locali“.

Dopo il suo intervento a Palazzo Reale (presenti anche il presidente della Provincia di Torino Saitta e il sindaco Chiamparino), Giorgio Napolitano si è spostato a Santena, terra natale di Camillo Benso conte di Cavour, per rendere omaggio alle spoglie del grande statista nel bicentenario della sua nascita. “Unità nazionale e coesione sociale – ha scandito ancora Napolitano –  non significano centralismo e burocratismo, non significano mortificazione delle autonomie, delle diversità e delle ragioni di contrasto e confronto sociale e politico”.

La coesione nazionale è un valore che va difeso e sostenuto “con le riforme e le loro conseguenti attuazioni – ha precisato il presidente della Repubblica – con indirizzi di governo a tutti i livelli, con comportamenti collettivi, civili e morali, capaci di rinnovare la società e lo Stato, mirando in particolare ad avvicinare Nord e Sud, ad attenuare il divario che continua a separarli”. Il discorso nella cappella funeraria di Santena è stato pronunciato con qualche difficoltà dal capo dello Stato che, subito dopo pranzo, è stato colto da un lieve malore intestinale. Una blanda indisposizione – secondo quanto riferito dallo staff presidenziale – che ha però imposto un accorciamento dei tempi previsti per il cerimoniale e il celere rientro a Roma.

Maria Saporito