Home Esteri: Ultime notizie dal Mondo Spagna: Zapatero taglia, il pubblico impiego sciopera

Spagna: Zapatero taglia, il pubblico impiego sciopera

José Luís Rodríguez Zapatero

Sin dall’annuncio della manovra di “austerity”, sul governo spagnolo è calata l’ombra di un possibile sciopero generale. Oggi questo sciopero diventa realtà: i dipendenti pubblici (circa 3 milioni) incrociano le braccia per 24 ore per protestare contro i tagli governativi, che hanno colpito soprattutto il settore del pubblico impiego. Secondo i sindacati nella notte trascorsa già l’80% dei dipendenti statali non ha svolto regolarmente il suo lavoro e l’adesione sembra essere destinata a non calare nell’arco della giornata. I servizi basilari sono comunque salvaguardati: le comunità autonome garantiscono infatti i servizi minimi nei settori della sanità, educazione e trasporti.

Lo sciopero è stato promosso dai sindacati spagnoli per rispondere alla manovra varata dal governo di José Luís Rodriguéz Zapatero, entrata in vigore lo scorso 1 giugno: un enorme serie di tagli al settore pubblico che dovrebbe ridurre l’ingombrante debito pubblico del paese all’11% del Pil. Manovra a cui tra l’altro la maggioranza socialista è stata costretta dalle pressioni dell’Unione Europea e del presidente Usa Barack Obama, preoccupati dallo spaventoso livello di deficit del paese iberico. Sono state queste le motivazioni di fondo che hanno portato Zapatero e soci a varare questo decreto anti-crisi, necessario ma decisamente impopolare.

Ma perché tanto rumore da parte dei sindacati? In cosa consiste la manovra anti-crisi? Si tratta di un pacchetto decisamente sostanzioso, che ha diversi punti nodali: in primis oltre 6 miliardi di tagli agli investimenti pubblici quest’anno e il prossimo, oltre  alla soppressione del contributo ai nuovi nati di 2.500 euro a famiglia, alla riduzione di 13.000 posti di lavoro nel pubblico quest’anno e una riduzione media delle retribuzioni statali del 5% nel 2010, seguita da un congelamento nel 2011. Una vera e propria scure, quella del governo, calata con vigore su alcuni elementi fondamentali dello stato sociale spagnolo.

Si sapeva che la pillola anti-crisi sarebbe stata dura da far digerire alla popolazione spagnola; d’altronde sin dall’annuncio della manovra di austerità Zapatero è andato incontro solo a problemi ed avversità. Dopo aver decurtato (a mò di esempio) oltre mille euro dal suo stipendio mensile, il premier spagnolo ha quasi visto il suo governo cadere quando il pacchetto di tagli è stato messo ai voti in Parlamento: il decreto anti-crisi è passato infatti con un solo voto di scarto, grazie all’astensione di parte dell’opposizione.

Tutto questo dovrebbe lasciare intendere che – sebbene le proteste degli impiegati pubblici sembrino giustificabili – la manovra è un male necessario che il governo per primo avrebbe voluto evitare. Dopo la crisi greca e i tagli annunciati ieri dal premier britannico David Cameron e dalla cancelliera tedesca Angela Merkel è ufficiale: uno spettro si aggira per l’Europa, è lo spettro della Crisi.

Roberto Del Bove