Governo sotto in Aula. La maggioranza insorge contro la Bindi

Cinquantuno secondi: è questo il tempo concesso ieri da Rosy Bindi ai colleghi deputati per esprimere il loro voto sul decreto sull’abusivismo in Campania, approvato lo scorso 26 maggio in Senato. Un lasso di tempo assolutamente regolare, secondo la vice di Gianfranco Fini, che è stata investita da una raffica di pesanti accuse, scagliate da buona parte della maggioranza. Le hanno rimproverato di non aver permesso a molti deputati di far ritorno in tempo ai loro posti e di avere, per questo, favorito il k.o. del governo e della maggioranza alla Camera.

Al centro della bagarre, il decreto che prevede la sospensione – fino a giugno 2011 – della demolizione delle costruzioni abusive in Campania. La pregiudiziale di costituzionalità presentata dall’Idv ha riscosso l’atteso successo dei dipietristi, incassando 249 sì e 231 no. Un risultato viziato – a parere di molti – dalla massiccia assenza di deputati del centrodestra (circa 64 tra le fila del Pdl e 15 tra quelle della Lega) che non sono riusciti a raggiungere gli scranni in tempo per partecipare alla votazione. Da qui le accuse lanciate contro Rosy Bindi che, per difendersi, ha scomodato carte e regolamenti: “Ho aspettato abbastanza tempo. Molto più di quello di altre votazioni. L’esercizio del diritto di voto non può essere fatto valere prendendosi pause più lunghe di quelle previste dall’ordine del giorno. Il diritto di votare è per chi è seduto al suo posto. Ho aspettato 51 secondi per chiudere la votazione e, quindi – ha concluso la Bindi – non ho commesso irregolarità“.

Una spiegazione che non ha convinto affatto la maggioranza, incline a puntare l’indice contro la “Bindi frettolosa”, smaniosa di ufficializzare – a loro parere – il ko del governo su un testo già approvato in Senato. “Si tratta di una prevaricazione inaccettabile“: ha sbottato il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, che ha invocato l’intervento di Gianfranco Fini e richiesto la convocazione di una conferenza speciale dei capigruppo (attualmente in corso), alla presenza del presidente di Montecitorio.

A lui, Cicchitto e gli altri esponenti del centrodestra, chiederanno di annullare il risultato di ieri sera e di procedere a nuova votazione, così da consentire a tutti i deputati di esprimere il proprio parere sulla delicata questione. I toni ieri in Aula hanno raggiunto livelli esasperati con Amedeo Laboccetta del Pdl che ha gridato alla Bindi: “Lei ha offeso il Parlamento con un blitz” e il leghista Luciano Dussin che ne ha addirittura chiesto le dimissioni “per aver chiuso deliberatamente la votazione”.

Di segno contrario le reazioni partite dagli scranni dell’opposizione. “La maggioranza e il presidente Cicchitto si vergognino – ha detto Fabio Evangelisti dell’Idv – È tutto il giorno che sono sul filo dei numeri. Quanto accaduto non è da attribuire alla presidenza ma alla non previdenza del gruppo parlamentare del Pdl. Alla presidente Rosy Bindi va la nostra piena e convinta solidarietà – ha aggiunto – le riconosciamo imparzialità, serietà ed equilibrio nella conduzione dei lavori dell’Aula”.

“Capisco che sia sgradevole essere battuti per 18 voti – ha commentato il capogruppo dei democratici, Dario Franceschini – però, segnalo che quelli che stavano salendo per votare non erano 18. Questa nostra discussione potrebbe essere utile per il futuro, ma se anche tutti noi fossimo d’accordo non potremmo ripetere una votazione già proclamata. A tutto c’è un limite – ha insistito l’ex segretario del Pd – Cercare di scaricare sul presidente di turno i risultati dell’assenza di 64 deputati del Pdl e addirittura immaginare che si possa ripetere una votazione sfavorevole significa sollevare fumo per coprire le proprie responsabilità politiche”.

Maria Saporito