La mela bucata: Gli hacker violano l’IPad Apple

Per l’IPad è iniziata la vita dura. Un mese e mezzo fa l’accoglienza trionfale, giunta alla fine di un’attesa estenuante, tra i grandi della tecnologia. Poi l’esaltazione mondiale delle sue meraviglie, le file interminabili per l’acquisto, i commenti entusiastici. Qualche giorno fa i primi segnali di crisi. Arriva il fratellino più piccolo, vedi IPhone 4g, e le attenzioni sono tutte per lui.

Ma oggi per il tablet computer made in Apple è arrivata la prima vera stangata. AT&T, la maggiore compagnia telefonica  Statunitense, detentrice dell’esclusiva, negli USA, per i prodotti con la Mela, dopo giorni di rumors è stata costretta ad ammettere che proprio il fantasmagorico IPad è stato oggetto di un pesante attacco da parte di hacker. Una sconfitta senza dubbio. Che tra l’altro investe più soggetti. Da un lato AT&T, che già faticava a smaltire l’accusa corale di offrire un servizio mediocre pur senza fronteggiare una vera concorrenza, creando disagi soprattutto nelle grandi città come New York. Dall’altro Steve Jobs in persona. L’Amministratore Delegato di Apple, che tanto si era speso per difendere il rivoluzionario gioiellino, travolto dalla critiche ancor prima di essere presentato, ora si ritrova in mano una “patata bollente”.

I fatti si sono svolti in maniera molto semplice. Gli hacker si sono introdotti senza troppe difficoltà nella rete del gigante telefonico, impadronendosi del ricco database mail contenente riferimenti di molti nomi noti come per esempio il sindaco di New York Michael Bloomberg o il capo di gabinetto della Casa Bianca Rahm Emanuel. Ma a tremare sono molti altri. Si parla di migliaia di indirizzi tra celebrità, dirigenti di prestigiose società ed addirittura vertici militari. Un bel guaio davvero.

L’AT&T si è affrettata a diffondere una nota in cui si parla di «questione affrontata ai massimi livelli e già risolta». Di fatto pare che sia stata interrotta, nel’IPad, la funzione che fornisce gli indirizzi, consentendo poi di mantenerli in memoria. Una soluzione quindi, ma più che altro un tappabuchi. Ci si chiede quale strategia verrà adottata per il lungo periodo e se sarà possibile recuperare i dati sottratti.

Nel frattempo Jobs si ritrova ad incassare, dopo la vicenda dell’IPhone 4G dimenticato in un bar da un dipendente della società e “recuperato” dagli amministratori del sito Gizmodo, un altro pesante pugno nello stomaco. Speriamo impari a tenere la guardia. Perché il rischio del ko si fa sempre più alto.

Katiuscia Provenzani