Casa Scajola ristruttrata dal fratello di Anemone

Non si tratterebbe più solo dell’acquisto della casa con vista Colosseo, ma a quanto pare anche degli stessi lavori di ristrutturazione. L’enorme generosità dell’imprenditore Diego Anemone nei confronti dell’ex Ministro, è oggi confermata da nuove carte e nuove fatture.

Si aggiungono infatti ai 900.000 euro che il costruttore romano avrebbe consegnato all’architetto Angelo Zampolini per pagare una quota dell’appartamento, alcune fatture che ammonterebbero a 200 mila euro circa, consegnate dalla Guardia di finanza nelle mani dei magistrati perugini, Alessia Tavarnesi e Sergio Sottani.

Si tratterebbe di soldi di Anemone utilizzati per pagare la ristrutturazione dell’appartamento di Scajola. A portare a termine i lavori, una ditta subappaltatrice che ha in seguito incassato l’assegno del costruttore. Ancora una volta, l’assenza di pagamento da parte dell’ex Ministro per quegli interventi edilizi, fa supporre agli inquirenti che, anche in questo caso, la ristrutturazione sia stato un “gentile e sconosciuto” omaggio da parte dell’imprenditore.

Il sequestro delle fatture insieme ad altre carte, è avvenuto  durante le perquisizioni negli uffici di Anemone e del suo commercialista, Stefano Gazzani; sempre lì fu ritrovato il “libro mastro”, ossia la lista di 412 nomi di personaggi che hanno usufruito in passato dei servizi di Anemone.

I pm perugini convocheranno la prossima settimana anche il capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, già indagato per l’inchiesta sugli appalti del G8, che dovrà chiarire la propria posizione in merito ad alcune vicende.

Smentite le voci di un appartamento in Costa Azzurra, l’attenzione dei pm si sta spostando su un casale nelle colline sopra Positano, di proprietà della famiglia Bertolaso. Sembrerebbe che anche quell’immobile di 4mila metri quadrati, sia stato ristrutturato poco tempo fa. Compito degli inquirenti sarà di stabilire se anche la villa in questione, sia in qualche modo riconducibile allo stesso Anemone.

Si attendono intanto gli esiti delle rogatorie a San Marino e in Lussemburgo, dove sono stati individuati e segnalati alcuni conti intestati ai componenti del gruppo Anemone. Si parla di una decina di milioni di euro che, secondo l’accusa, sarebbe il “piccolo gruzzolo” ricavato dalle tangenti per le grandi opere affidate alle ditte dell’imprenditore.

Sara Pastore