Stefania Piazzo adottò Don Matteo, il cane condannato a strisciare

Una storia a lieto fine, ma quanta sofferenza prima di questa fine. Don Matteo, cane di S. Marco in Lamis, paesino nell’entroterra del Gargano. Lui era uno come tanti, non aveva un padrone, non aveva un nome, non aveva neanche  il cibo quotidiano, anzi, il paese pare fosse  soggetto alla solita “affama-randagi”, che vietava ai cittadini di  sfamare i cani vaganti . Pare anche, a detta del Sindaco, l’Avv Lombardi, che nessuna multa sia mai stata inflitta ai puri di cuore che tale Ordinanza hanno sfidato, facendo felice un piccolo quadrupede, o due, o dieci. ” (L’Ordinanza) era necessaria perché i cani stazionando nello stesso luogo dove vengono cibati, diventano territoriali e aggressivi con gli estranei”.

Scusi Signor Sindaco, non che  la si voglia per forza contestare, ma se i cani diventano aggressivi quando vengono sfamati, se li si lascia a pancia vuota diventano quindi degli angioletti? La triste vicenda dei cani di Modica è dunque da interpretare al contrario? Quei cani hanno sbranato un bambino perchè avevano mangiato troppo? Inoltre la nota “Affama-Randagi” applicata o meno, pareva non essere propriamente conforme alle disposizioni legislative in materia di tutela e benessere degli animali e alle correlate responsabilità comunali. E’ da dire che l’amministrazione municipale aveva anche catturato il cane, sterilizzandolo, per poi però rimetterlo sul territorio in quelle condizioni. Se il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi, chi diavolo magari non è, talvolta fa  solo i coperchi.

E Don Matteo? investito da qualcuno al  quale dovrebbero togliere  patente, macchina e libertà di scorrazzare tranquillamente travolgendo tutto quello che trova manco fosse su un autoscontro ( non fermarti a vedere cosa è successo mi raccomando.. tanto è solo un cane. E se fosse stato un umano ti saresti fermato?), la sua vita, salvata da una volontaria, la passa strisciando, o quasi, le gambe posteriori rimangono infatti paralizzate per un’infezione, tese in avanti, quelle anteriori lo trasportano faticosamente in giro per il paese, in cerca di una salvezza che sembra non arrivare mai. Antonella, questo il nome del suo angelo custode lo salva dalle grinfie di alcuni compaesani e dall’indifferenza dei pellegrini che vanno in Chiesa a pregare per le povere anime, perchè un conto è pregare, un conto è aiutarle, le povere anime, anche quando sono ad un metro di distanza. ” Siamo tutte creature di Dio” diceva Gesu’, ma forse in alcuni casi esiste un “Gesù” ad hoc.

La foto del “cane strisciante”,   un’immagine che metterebbe a dura prova la sensibilità dei più,  giunge via web a Stefania Piazzo la giornalista de “La Padania” che da anni si batte incessantemente contro gli infiniti soprusi perpetrati quotidianamente in Italia ai danni degli animali. Quella foto, diventa un’inchiesta, dalla quale è stata tratta la precedente giustificazione del Sindaco Lombardi sul divieto di sfamare i randagi del suo paese. Quella foto è la salvezza di Don Matteo. La Piazzo proprio non ce la fece a lasciarlo al suo destino, fatto di rifiuti, indifferenza, sofferenza, crudeltà; qualcuno pare averlo anche gettato in un pozzo, perchè davanti alla Chiesa, o davanti a qualunque altra costruzione quell’esserino dava fastidio. “che vada a morire da un’altra parte!” chissà quanti fedeli l’avranno pensato;  ma a chi, erano o sono devoti, questi pellegrini adoranti? Esiste per caso un precetto religioso che dispone l’allontanamento dei cani disabili?  Sembrerebbe proprio di no, dato che l’altro angelo custode di Don Matteo era un frate cappuccino; e allargando il concetto, Esiste per caso un precetto religioso che dispone di allontanare i più deboli?

Stefania Piazzo, adottandolo, tolse Don Matteo dalla strada, da un destino infame comune  a troppi animali e se lo portò a casa. La rinascita dello sfortunato cagnolone passò anche attraverso la fine del suo forzato strisciare, fu  un carrellino appositamente costruito per lui , quello che gli permise di superare definitivamente  tutti gli ostacoli e Don Matteo, davanti a sé, ne aveva trovati davvero troppi.

Angelo Sanna